Bandiera Inglese

David Grossman al Politeama

 

In occasione del ciclo di incontri "Uomini in guerra", il 5 dicembre, al Politeama pratese, lo scrittore israeliano David Grossman è stato intervistato da Wlodek Goldkorn, giornalista polacco responsabile culturale del settimanale "L'Espresso" al quale collabora da molti anni. 

Il nuovo libro per bambini "La principessa del sole" è stato lo spunto per una riflessione che ha abbracciato temi come la guerra, la speranza, l'importanza della letteratura e del dialogo. Nel libro lo scrittore risponde alle domande innocenti che i bambini si pongono su come e perché nasca il sole, portando la luce fuori dalle tenebre, e come facciano l'uomo e la Natura a continuare ad "andare avanti".

Nonostante sia un libro per bambini, il tema del sole che riesce a bucare le tenebre ha anche una valenza politica, che Grossman inevitabilmente mette in relazione con il fatto di essere nato e di aver sempre vissuto in Israele. "Io so bene quanto è difficile fare luce quando si è circondati dalle tenebre" ha detto lo scrittore "e quanto sia facile farsi sopraffare dalle tenebre e collaborare con l'oscurità".

Un buon libro, dunque, è sempre collegato alla realtà in cui è stato scritto. In un mondo che ci viene continuamente presentato come diviso fra Bene e Male, in cui il ruolo di ogni parte sembra sempre chiaro e ben definito, "scrivere vuol dire insistere sulle sfumature" proprie di ogni popolo e di ogni conflitto, dice Grossman, e insistere sulle sfumature è compito di ogni scrittore.

Del libro "La principessa del sole" Grossman ha letto anche un brano in ebraico, lingua che, paradossalmente, ci è apparsa non molto diversa, almeno nel suono, dall'arabo. Citando i due premi Nobel Herta Muller e Svetlana Alexievich e la filosofa Hannah Arendt, Goldkorn ha portato la discussione sull'importanza di chiamare i fatti con il loro nome, per opporsi alle ideologie che ancora oggi animano molti conflitti.

Prendendo ad esempio due sue opere, "Caduto fuori dal tempo" e "A un cerbiatto somiglia il mio amore" e ricordando la morte del figlio Uri avvenuta nel 2006, Grossman ha insistito sull'importanza del chiamare le cose con il loro nome e soprattutto di trovare le parole per esorcizzare e affrontare le responsabilità che ognuno ha nei confronti della realtà. 

Per un'ora David Grossman si è mosso fra le domande di Goldkorn, affrontando molti temi, come la volgarità, che dal livello letterario troppo spesso affiora nella realtà di tutti i giorni e nella politica, ma anche l'importanza della letteratura "come archeologia di storie" che permette di indagare a fondo la realtà e i temi più scottanti e problematici come i miti nazionali e l'empatia nei confronti del prossimo. Empatia che è necessaria, ma a cui si deve trovare un limite, una linea rossa, senza la quale l'idea stessa di empatia "diventa vaga e sospettosa". "C'è un limite alla mia empatia" ha detto Grossman "di sicuro non provo empatia per chi uccide", ossia per il Daesh, i cui uomini vengono solo per uccidere e non per instaurare un dialogo. "Credo che dobbiamo ucciderli prima che loro facciano lo stesso con noi" conclude lo scrittore.

Riguardo alla situazione in Israele e alla recente Intifada dei coltelli, Grossman ha detto che la sua è una "speranza realistica", che non può permettersi "il lusso della disperazione" e che l'unico modo per sanare il conflitto arabo-israeliano è quello dell'apertura, della comprensione e della tolleranza.

Per cui, solo quando capiranno che è un interesse comune a entrambi "trovare un compromesso", allora anche palestinesi e israeliani, due comunità "distorte e tormentate dalla paura", riusciranno a vivere in pace.

Pace che potrà essere raggiunta solo dal dialogo, unico modo per portare il conflitto da un piano religioso ad uno politico, perché, come ha detto Grossman, "la lotta dei palestinesi è una lotta nazionale per l'indipendenza". Infine ha fatto un appello non solo ad ogni persona, ma anche ai politici, affinché comincino a "leggere la realtà con gli occhi del nemico", pur non essendo d'accordo, per capire la realtà da tanti punti diversi e arrivare al fondo dei problemi che investono la nostra società.

Quello con Grossman è stato un incontro molto interessante, peccato che pochi siano riusciti a sentire la traduzione, perché le cuffiette non erano sufficienti per tutti gli spettatori.    

 


 
 

 

Sara Relli - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 10/1/2017

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