Bandiera Inglese

TOXIC, come il gesso sulla lavagna

Intervista a Torrick Ablack in mostra a Prato alla Galleria Farsettiarte

 
Fonte: '40 Meters and Everything in Between', TOXIC - fotografia di Marianna Landi

40 metri di graffiti realizzati su una tela circolare di jeans


Intervista a Torrick Ablack, in arte Toxic, artista statunitense classe ’65, uno dei pionieri della street art al pari di Basquiat o Rammellzee, con i quali ha condiviso i primi passi.

Toxic è arrivato a Prato sabato scorso, 15 ottobre, per inaugurare la sua opera, 40 Meters and Everything in Between, pensata e realizzata site-specific per il salone circolare della Galleria Farsettiarte.

Una grande tela di tessuto jeans lunga quaranta metri, sintesi antologica dell’arte, della poetica e della carriera pluridecennale dell’artista statunitense. L'installazione, accompagnata da un testo critico di Veronica Santi, resterà esposta fino al 29 ottobre.

Noi di Erba Magazine lo abbiamo incontrato insieme ad alcuni ragazzi della Progeas Family – collettivo fiorentino che organizza eventi e progetti legati al mondo della street art - per una chiacchierata informale, tra un caffè ed una sigaretta. Il suo entusiasmo, la sua semplicità, il suo carisma e la sua energia ci hanno totalmente stregati e contagiati.



Dove nasce questo progetto e a cosa si ispira? La scelta del jeans come un'immensa tela vuole essere un implicito richiamo alle origini tessili della città di Prato? 

"E’ stata Sonia Farsetti a chiamarmi in primavera per dirmi che aveva idea di collaborare con me ad un’opera site-specific che nascesse e si sviluppasse all’interno dello spazio circolare della sala centrale della Galleria Farsettiarte. Mi è stata data la possibilità di scegliere quello che volevo fare. Dopo aver visto la sala centrale della galleria ho pensato che la sua circolarità fosse davvero bella e, abitando a Parigi, mi sono subito venute in mente Le Ninfee di Monet esposte all’Orangerie e mi sono detto ‘perché non riproporre anche nella mia opera il movimento dato da quel quadro?’. Ho attinto ai disegni realizzati negli ultimi anni cercando di presentarli in un movimento continuo che può essere letto in qualsiasi direzione e prospettiva. Il jeans è stato scelto per richiamare le origini tessili pratesi, ma anche perché mi è sempre piaciuto l’effetto della vernice sui jeans che richiama quello del gesso sulla lavagna. Sono 3,10 metri di altezza per quasi 50 metri di lunghezza composti da due strisce orizzontali che ho lavorato a pezzi di 10 metri".

Toxic ci ha fatto poi vedere un video sul suo cellulare dell’opera con una visuale a 360°, dall’alto del soffitto a vetrata e dal basso del pavimento, che più di ogni altra parola rende alla perfezione l’idea che c’è dietro il suo lavoro.

 
In passato ha collaborato con alcune amministrazioni pubbliche come nel caso della realizzazione per il Comune di Firenze di alcune lamiere durante il restauro della Chiesa di Sant’Orsola. Crede sia possibile anche nell’ambito della street art un dialogo con le istituzioni pubbliche, oppure facendo questo si perde l’aspetto di ribellione e ‘rottura’ che caratterizza questa manifestazione artistica? 

"Non solo è possibile, ma necessario creare rapporti con le istituzioni. Non è che mi piaccia molto avere a che fare con i politici, interagire con le istituzioni pubbliche è come un gioco di scacchi, tu fai questo e allora io faccio questo. Potrei ribellarmi a questo sistema che non sempre mi piace, ma in questo modo è come se attaccassi me stesso, invece devo far in modo di attaccare loro dal dentro. Inoltre, facendo questo, è come se aprissi una porta, non per me, ma per gli altri, per la collettività e soprattutto per dare un’opportunità ad artisti emergenti ed educare al bello le nuove generazioni. Ci sono moltissimi luoghi a Firenze e in periferia, sottopassi e vecchie stazioni come quella di Calenzano, che potrebbero essere rivalorizzati ed offrire agli artisti l’opportunità di esprimersi e farsi conoscere. Da anni mi confronto su questa tematica con la vicesindaco del Comune di Firenze, nonché carissima amica, Cristina Giachi per individuare delle aree ‘legali’ da adibire alla street art. Il problema è che non tutti i rappresentanti delle istituzioni fiorentine hanno la stessa sensibilità verso l’argomento e non sempre i rapporti con il Comune di Firenze per la realizzazione di eventi collegati a questo mondo sono stati semplici: a volte ho l’impressione che questa città sia rimasta al Quattrocento, perché è veramente difficile organizzare qualcosa.
A Ginevra, Amsterdam, Parigi esistono aree dedicate a questa forma artistica, vengono individuati dei ‘muri legali’ dove esprimersi, e questi non si trovano in periferia, ma nel centro della città, nei sottopassi della stazione e della metropolitana. Queste città hanno capito che la street art è una forma espressiva necessaria, una valorizzazione del tessuto urbano, una riqualificazione. Già da sette anni mi sto muovendo in questo senso, grazie al supporto di Cristina Giachi, per proporre un qualcosa di simile anche nel centro di Firenze; fino ad ora non sono stato molto ascoltato, ma in maniera lenta anche il Comune di Firenze sta arrivando a capire questa cosa e a dare delle piccole, ma importanti, aperture a riguardo: mi hanno infatti da poco proposto di tenere dei workshop con ragazzi e bambini e di aderire ad un progetto per la limitazione del vandalismo nelle strade". 


Quali sono le idee che ha in mente per la città di Firenze?

La mia idea per Firenze è molto ambiziosa, a me piace puntare al massimo. Vorrei creare un grande spazio polifunzionale in centro dove fare workshop, realizzare mostre e dare spazio agli artisti emergenti e all’artigianato locale. Tutto questo potrebbe essere abbinato ad un marketing territoriale legato all’arte contemporanea e al mondo della street art. Si potrebbe pensare anche ad uno spazio all’interno del Mercato Centrale dove vendere i lavori svolti durante i workshop e realizzare dei gadget e un marketing coordinato. Se riuscirò a realizzare questa cosa, anche se solo per un tempo limitato, avrò cambiato qualcosa. Potrebbero arrivare turisti, artisti ed architetti da Milano, Bologna, Roma, New York e Parigi. Basta capire la potenzialità che può avere questo progetto anche per la città e che i rappresentanti delle istituzioni non rimangano radicati al loro modo di concepire la città, ma si aprano ad altre visuali e pensino un sistem B, C, D… per fare le cose.

 
Fonte: '40 Meters and Everything in Between', TOXIC - fotografia di Marianna Landi

Dal Bronx dove realizzava graffiti sui vagoni della metropolitana ad una galleria di arte contemporanea. Qualcuno crede che si sia svenduto o che non sia abbastanza ‘underground’?  

"Chi pensa che mi sia svenduto non mi conosce veramente, se mi conoscesse e conoscesse le mie origini e la mia storia non lo direbbe. A me che vengo dal Bronx dici che mi sono svenduto? Io provengo da una mentalità che definisco ‘Squat’ dove vivevo per la strada e facevo street art illegalmente. L’ho fatto a New York, Ginevra, a Firenze all’Ex Emerson, a Bologna e Milano. Non sempre vendevo i miei quadri e ho avuto anche problemi con la giustizia. Io non mi sono venduto. Non ho una linea di vestiti, ho ricevuto tante proposte in questo senso, da Diamond, Supreme per realizzare una linea limitatissima per loro, ma ho sempre rifiutato perché sono cose che non mi appartengono.
Mi interessa piuttosto che la mia arte arrivi a più persone possibili e se questo vuol dire esporla in una galleria d’arte non vedo quale sia il problema. Certe volte non capisco molto l’atteggiamento del mondo underground, soprattutto italiano, per il quale ‘l’arte nasce in strada e lì deve rimanere’. Non ha senso rifiutare il successo in nome di una fantomatica autenticità. I tempi sono cambiati: la street art la puoi studiare all'università e se vuoi fare un graffito non corri gli stessi rischi di allora. Quindi perché mai un artista dovrebbe arrabbiarsi perché una sua opera viene scelta per una mostra?".
   

Cosa ne pensa di Prato da un punto di vista artistico, soprattutto vista la recente riapertura del Centro per l’Arte Contemporanea Pecci e le tante mostre disseminate per la città. Quali sono i punti di forza di questa città e quali quelli che dovrebbe saper valorizzare meglio?  


"Prato ha investito molto per un museo che però non funziona ancora. Forse perché dietro non c’è la mentalità giusta o forse perché il pubblico non è ancora del tutto preparato. Per me la qualità dei lavori è importantissima e il livello deve essere sempre alto, per questo l’Italia mi piace tantissimo, perché ha una storia di artigianato di qualità. Dall’altro lato però in Italia non esiste ancora un sistema meritocratico, inoltre ci sono persone ad alti livelli che hanno una formazione e preparazione scarsa e troppe funzioni da rivestire. Un curatore non deve essere critico e non deve essere direttore di un museo, per me è una cosa inconcepibile. Inoltre, spesso da parte di chi valuta l’arte non c’è nemmeno conoscenza dell’artista e del suo lavoro. Solo un modello non piramidale, ma circolare, dove tutti portano il proprio punto di vista e dove c’è un reale scambio, può funzionare a mio avviso. Bisogna rompere questo sistema e dare spazio all’ingegno, alla competenza, alla meritocrazia. Ho invitato il Direttore Cavallucci del Museo di Arte Contemporanea di Prato per vedere la mia opera, ma ancora aspetto una sua visita".      


E’ stata una piacevole chiacchierata più che un’intervista, dove i ragazzi della Progeas Family hanno potuto dialogare con Toxic delle possibili vie per la street art sul territorio di Firenze. I ragazzi hanno parlato a Toxic dei progetti realizzati, delle collaborazioni che sono nate con diverse città italiane ed esposto le loro idee in cantiere. Le visioni di Toxic e della Progeas Family hanno trovato molte convergenze e lo stesso Toxic si è dimostrato entusiasta dei loro progetti, manifestando l’interesse di sviluppare future collaborazioni con i ragazzi.  


Sito Internet TOXIC  


40 Meters and Everything in Between
Dal 15 al 29 ottobre 2016
Farsettiarte - viale della Repubblica (area Museo "Luigi Pecci") PratoTelefono 0574 572400 
E-mail: info@farsettiarte.it 

ORARIO: 
Dal Lunedì al Sabato h. 9.00-13.00 e h. 15.30-19.30



 

 

Francesca Nieri - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 10/1/2017

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