Bandiera Inglese

Cronache di SVE in Moldavia

Contraddizioni e dinamismo

 
Instant of life Photography

Io sono Stefania e ormai da quasi cinque mesi vivo a Chisinau, città di cui molti ignorano l'esistenza sull'atlante, ma che è in realtà capitale della Moldavia, stato posto nel cuore dell'Europa dell'Est, tra Romania ed Ucraina, tra la spinta modernistica del vecchio continente e le tradizioni radicate e nervose dell'Ex Urss.

In questo angolo di mondo, svolgo il Servizio Volontario Europeo presso Ksa:K – Center for contemporary art, un centro indipendente che organizza workshops ed eventi dedicati all'arte contemporanea in varie sedi, poste in differenti luoghi della città. Un regno del caos, di oggetti, di animali (nelle poche stanze del Centro abitano ben 5 gatti!), idee, passioni e colori. La direttrice del centro, Lilia, è un vulcano di confusione, ottime capacità culinarie, incredibili doti artistiche e dolcezza. All'interno del centro io e Bianca (la mia collega Sve che proviene da Amsterdam) organizziamo workshops, ci occupiamo della comunicazione e della gestione dei social, aiutiamo nella redazione di domande per bandi europei e tanto altro.

La mia scelta del progetto SVE è stata certo guidata dalle mie aspirazioni professionali, dagli studi fatti e dalla mia volontà di vivere in un paese estero abbastanza a lungo per interiorizzare cultura, abitudini, modi di pensare ed essere. Un anno via, per poter avere tutto questo. Ho amato questo progetto fin da subito, l'ho atteso per tanti lunghi mesi, plasmando su di esso aspettative di vita e visioni del futuro. Non mi importava dove fosse e nemmeno mi ero informata molto. Solo arrivando qui ho realizzato quanto la scelta fosse stata azzeccata anche da questo punto di vista.

La Moldavia è un paese pieno di intrinseche contraddizioni, di sguardi quasi timidi al futuro e di riflessioni pensierose sul passato. Un passato pieno di dolori ma anche di grandi, forse incredibili, e gigantesche speranze. Tutt'oggi si guarda alla Russia con il fastidio tipico che si prova verso chi ha sottomesso identità, lingua, architettura ad un unico codice comune, incurante di etnie e culture. Questo disagio è però misto al rimpianto della floridezza economica raggiunta sotto di essa e poi annientata dall'indipendenza, tanto voluta dal punto di vista politico ma che si è poi rivelata disastrosa per la vita quotidiana. Un paese che si è creato da zero.

E la libertà ha avuto un prezzo, per molti dannatamente alto, per altri invece quasi irrilevante. Contrasti giornalieri, ai bordi delle strade, sugli autobus, nei locali. Le costose macchine del ricco imprenditore russo e i contadini che vendono la propria frutta in banchini di fortuna sui marciapiedi, il sorriso aperto e la confidenza dei giovani che iniziano a farsi strada, lo sguardo duro e severo di tutti coloro che hanno vissuto il regime sovietico, le bocche serrate in una totale diffidenza verso lo straniero. Le gioiellerie, i supermercati moderni, i ristoranti ricercati e i negozi che offrono le più alte tecnologie telefoniche ad ogni angolo, ma anche la povertà e la sporcizia dei banchi del mercato di Piaţa Centrală.

 
Circul di Chisinau

A Chisinau si assiste alla dolorosa ed acre caduta e alla risurrezione silenziosa e speranzosa ogni giorno. Ed è uno spettacolo a cui non mi stancherò mai di assistere. Dalle macerie dei tanti edifici e del loro socialismo sovietico rinasce una vita culturale sommessa ma innovativa. I pub, i locali underground, i teatri indipendenti sotterranei, i cineforum, le minuscole gallerie d'arte nel sottosuolo, le mostre contemporanee nei vecchi musei del regime riadattati a centri sociali e di aggregazione. Ma anche la ricerca e la perfezione tecnica dei ballerini classici e dei cantanti d'opera del Teatro Nazionale, le magnifiche sale dei musei cittadini che ospitano però una museologia ancora ripiegata su se stessa, in vitro. Gli efficienti e moderni trolleybus che corrono per tutta la città e i marshrutka (mini-bus, specie di camioncini riadattati) sporchi e guidati da vecchi uomini scorbutici e razzisti. Persone che parlano solo rumeno, altre che parlano solo russo, altre ancora entrambe le lingue. Un magma di identità, di arti, di vita.

Uno degli edifici-simbolo della città è il Circul, imponente opera architettonica sovietica realizzata nel 1981 per ospitare gli spettacoli statali circensi. Chiuso nel 2004, è stato poi riaperto dieci anni dopo in formato molto ridotto. Rimane uno degli ultimi baluardi del regime, con la gigantesca statua di due clown in bronzo che sovrasta l'entrata, conclusivo spauracchio di risate quasi obbligate. La sera si illumina di luci colorate, segno di un passato riagghindato, rielaborato in chiave positivistica.

Sempre ed ovunque contrasti, che si amalgamano, si fondono per poi ridividersi rabbiosi. Ed è estremamente affascinante assistere ogni giorno a tutto questo. Chisinau ha un'anima spaccata in due, e dà luce anche alle contraddizioni intrinseche nella mente e nella cultura di ognuno di noi.

Riflessioni su passato, futuro e (forse) crescita.


Ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l'armonia più bella, e tutto si genera per via di contesa.

Eraclito, Frammenti

 

 
 
 

Stefania Biagioni - ERBA magazine

Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 21/9/2018

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