Bandiera Inglese

LKA: la casa di videogiochi toscana e il loro "The Town of Light"

Intervista al team di sviluppatori

 

Nel 1978 la legge Basaglia fece chiudere i battenti a tutti i manicomi del territorio italiano - luoghi ideali per l'isolamento di familiari scomodi, non certo istituzioni volte alla cura e all'assistenza di pazienti con disturbi psichiatrici.


Le atroci esperienze vissute dai pazienti sono raccontate - o meglio, vissute e ricordate - dalla protagonista del videogioco The Town of Light, un'horror psicologico dove l'orrore non consiste in salti di paura e presenza sovrannaturali, bensì nella sofferenza di una giovanissima paziente che, con la sua voce fuori campo, guida i giocatori alla scoperta dei luoghi dove ha trascorso gli anni peggiori della sua vita: il manicomio di Volterra.


Il gioco è stato sviluppato dalla casa LKA, che ha sede aFirenze, e ha vinto - tra gli altri premi - quello della categoriaMiglior Realizzazione Artistica al Drago d'oro 2017, quinta edizione della premiazione organizzata da AESVI, Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani.

Ecco le domande di Erba Magazine al disponibilissimo team di sviluppatori... della nostra terra!

 
 
 

Non è raro, ormai, trovare sviluppatori di videogiochi indie in Italia. The Town of Light, però, ha persino un’ambientazione e dei temi nostrani. Un Made in Italy vero e proprio...è secondo voi una buona scelta quella di ambientare il gioco nel paese stesso in cui viene sviluppato, per conferire maggiore identità e riconoscibilità al prodotto?
è una scelta che per un team come il nostro ha funzionato molto bene. Il fatto di poter visitare i luoghi dove sono avvenuti certi fatti, di poterne respirare l’aria ci ha aiutato tantissimo nel catturare l’atmosfera per poi ricrearla all’interno del gioco. Non solo da un punto di vista visivo ma anche di sensibilità nel racconto. Si evitano cosi le generalizzazioni che occhi esterni troppo spesso compiono, riuscendo a scendere meglio nei dettagli che caratterizzano un ambiente o una storia.

Che sia un horror psicologico dove l’orrore è costituito dai fatti aberranti che avvenivano nei manicomi italiani è indubbio, ma The Town of Light è anche classificato come walking simulator per via della sua meccanica di gioco molto “passeggiata”. Era vostra intenzione dare così tanto spazio all’esplorazione e alla scoperta del giocatore, o avevate pensato anche ad altri generi per la storia che volevate sviluppare?
I nostri due punti focali sin dall’inizio per il gioco erano la narrativa e l’esplorazione. Volevamo raccontare la storia, non solo di Reneé, ma di tutta l’istituzione manicomiale del periodo esplorando l’ambiente, quindi moltissime scelte sono state fatte con questo obiettivo in mente. L’obiettivo è stato creare un forte legame tra il giocatore e la protagonista e cercare di farlo crescere ed evolvere costantemente. Per far ciò abbiamo dovuto sacrificare alcuni elementi di gameplay a fronte di un maggiore coinvolgimento emotivo. Inserire puzzle da risolvere o oggetti da trovare in momenti in cui il la protagonista rivela i suoi drammi più intimi ci sembrava spezzasse il flusso della narrazione compromettendo il coinvolgimento emotivo.

Programmazione, animazione, sceneggiatura e le altre operazioni per la creazione di un videogioco richiedono sicuramente molto tempo. Quanto avete impiegato, invece, nel documentarvi e informarvi sulla storia del manicomio e ciò che succedeva al suo interno? E chi ha svolto questi compiti di ricerca, fra di voi?
Il lavoro di ricerca è stato svolto principalmente da Luca Dalcò, il direttore creativo dello studio sceneggiatore dello studio, mosso da un interesse personale in queste tematiche. Il periodo di ricerca è durato circa sei mesi per poi continuare durante tutta la produzione del titolo. Il lavoro di riverca ha permesso una scrittura consapevole della sceneggiatura ed il confronto con psichiatri, psicologi e addetti ai lavori degli ex ospedali psichiatrici ha avuto un riscontro molto positivo.

 
 


Qual è il livello di popolarità che vi aspettavate di raggiungere dopo l’uscita del gioco? Eravate consci di aver realizzato un buon prodotto che sarebbe potuto piacere a molti giocatori? 
Volevamo creare un buon prodotto che potesse esprimere tutta l’attenzione ai dettagli ed il lavoro che abbiamo impiegato per realizzarlo. Parlare di popolarità è un concetto che ci suona ancora strano, ma di sicuro ha portato il nome dello studio su portali e in posti dove era inimmaginabile solo un paio di anni fa essere presenti. Eravamo consapevoli che si sarebbe rivelato un gioco abbastanza di nicchia che le gente poteva amare fortemente o odiare altrettanto fortemente, senza troppe vie di mezzo. Fortunatamente sono stati molti di più i primi!  

Potete anticiparci qualcosa sulle future produzioni LKA? Si preannuncia un drastico cambio di genere oppure continuerete sullo stile diThe Town of Light? 
Lo studio sta già lavorando ad un nuovo titolo che è in fase di prototipazione, la produzione vera e proprio dovrebbe partire a breve. Non sarà un drastico cambiamento rispetto a The Town of Light ma diciamo piuttosto una evoluzione, ci auguriamo possa essere un’ ulteriore passo avanti sia qualitativo che nelle meccaniche di gioco e interazioni. Il nostro focus rimane sempre quello di una narrazione adulta e matura con una particolare attenzione alle atmosfere e agli ambienti di gioco dal forte impatto visivo. Per altri dettagli è ancora troppo presto, ma internamente siamo molto contenti di come sta prendendo forma e non vediamo l’ora di tuffarci a capofitto nella produzione. 

Possiamo sapere qual è il videogioco preferito di ognuno di voi? (una condizione: non dovete averlo sviluppato voi!) 
Ecco questa è la domanda più difficile che potevi farci! Veniamo da esperienze diverse e fortunatamente giochiamo a cose diverse. C’è da sviscerare una componente affettiva dei giochi da ragazzo a qualcosa di più recente vissuti con occhi differenti. Giusto per lasciarti qualche nome sparso fra i vari membri del team: Dota 2, Half Life 2, Civilization V, Bioshock...ed è meglio fermarsi altrimenti potremmo continuare la lista per ore!


 
 

Sarah Grossi-ERBA magazine

Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 2/5/2017

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