Bandiera Inglese

Emozione e ritmo

Intervista a Martina Rafanelli, videomaker pratese con la passione per la musica


 

La redazione di Erba Magazine ha intervistato per voi Martina Rafanelli, giornalista e videomaker pratese specializzata in interviste e documentari. Si avvale della sua attrezzatura e lavora in autonomia. Ma scoprite voi, leggendo quest'intervista, cosa ha da raccontarvi…

Quando è nata la tua attività di videomaker e giornalista?   
Come giornalista ho iniziato a scrivere per Il Tirreno a fine 2008 dopo la Laurea. Dopo due anni e mezzo circa ho fatto la domanda per il tesserino da pubblicista. All’Università mi sono laureata al Dams in Storia del Cinema a Firenze e dopo ho fatto un corso di montaggio cinematografico. Piano piano ho iniziato ad utilizzare i video come giornalista, comprandomi l’attrezzatura. Sono due o tre anni che mi ci sto dedicando in modo più assiduo e qualcosa tiro fuori. Sono in crescita e si cerca di allargare il giro. A Il Tirreno non lavoro più dal 2011 e tutt’ora collaboro con la rivista di Firenze Terranuova e altre testate e tv, come Tv Prato. L’obiettivo è che il video-making diventi la mia attività principale, senza però abbandonare la scrittura.

È difficile avere uno sguardo neutro sul mondo e fare questa professione in maniere indipendente al giorno di oggi?
Diciamo che dovrebbe essere più semplice, perché comunque ora che i canali si sono moltiplicati, se uno vuole scrivere qualcosa e dire qualcosa lo può fare. Per quanto riguarda i giornali il problema è che spesso ci sono delle condizioni contrattuali sfavorevoli e per i giornalisti è molto difficile essere indipendente all’interno di un giornale. Per le televisioni non saprei dire, perché le ho frequentate poco per ora. Diciamo che c’è comunque la possibilità di farlo al di fuori dei canali principali, sfruttando la rete nei migliori modi possibili. Si può, i mezzi ci sono, ma bisogna volerlo.

Cosa cerchi di raccontare nei tuoi progetti come giornalista e videomaker?
A me piace molto raccontare la realtà, mi piace molto il genere documentario. Mi piace parlare con le persone e sentire le loro storie. Preferisco le storie delle persone alla cronaca, anche se a volte le due cose possono combaciare. Uno degli ultimi progetti che ho fatto è un corto-documentario sulla comunità cinese, con cui sto partecipando al concorso promosso dall’Arci “Prato città aperta”. Nel corto c’è anche la storia di un ragazzo cinese che ha vissuto praticamente dall’età di sette anni in Italia e alla fine ha scelto di essere adottato e assumere il cognome italiano e quindi racconta il suo punto di vista, un punto di vista diverso da come viene di solito vista la comunità cinese presente sul territorio pratese. Ognuno in realtà ha una storia da raccontare, basta saperla cogliere. Mi è capitato di fare anche video spot, più pubblicitari, ma anche lì c’è un racconto. Quello che mi guida è sempre il divertimento, mi piace divertirmi a me per prima, se questo accade viene fuori anche un lavoro di cui sono soddisfatta.

Come ti approcci quando devi riportare un evento?

Quando scrivo cerco di essere il più dettagliata e precisa possibile e di raccontare l’evento per quello che è. Come videomaker l’obiettivo è puntare all’emozione, anche quando si racconta un fatto freddo ed oggettivo. Cerco sempre di dare un ritmo al video, che ci sia la musica o no. Non annoiare, mantenere alta l’attenzione, perché purtroppo la tecnologia ci rende sempre più distratti e il mercato richiede video brevi ma intensi, per far sì che le persone non si distraggano. Chiaramente parto da quello che voglio dire prima di tutto, penso al punto di vista che voglio dare; poi nella fase successiva, quella del montaggio, con il materiale che ho e quello che voglio dire, inizio la parte creativa. Di solito è un lavoro in divenire, mi lascio guidare dal materiale che ho raccolto e dal pensiero che c’è stato prima, un bisogno o una richiesta. Nell’assemblare tutto di solito il ritmo e l’emozione sono gli elementi che poi mi guidano fino alla fine. Io per prima mi devo emozionare e divertire, quindi se mi diverto e mi emoziono dopo aver visto e rivisto tante volte un video, vuol dire che ho fatto un buon lavoro, altrimenti lo cestino.

 
 

Che rapporto instauri con le persone?
Di solito tendo ad instaurare un rapporto confidenziale, perché chi racconta la sua storia deve potersi fidare di me. Mi è stato fatto notare che l’approccio mio è quello dell’ascolto, che ci sia o meno la telecamera. Con i colleghi ho un approccio di squadra. È importante avere dei colleghi con cui mi posso confrontare, avere e dare consigli, sia in momenti di difficoltà, che in momenti da celebrare.

Hai dei consigli per i ragazzi che vogliono fare questo mestiere?
Prima di tutto studiare. Con il fatto che con il telefono tutti possono cimentarsi a fare video, la prima cosa da fare è imparare bene ad usare il mezzo e alzare la qualità del prodotto. Ora va di moda il mobile-journalism, ma anche per quello ci sono dei corsi. La formazione è la base di tutto, perché poi impari ad essere consapevole di quello che magari stai già facendo e che però era casuale. Se studi fai le cose pensandoci e riesci ad ottenere quello che desideri e quello che vuoi raccontare in maniera più efficace. Insomma bisogna studiare, poi ognuno ha la sua strada.

Tra le tante passioni che hai c’è anche il canto, esiste un legame tra l’attività di videomaker freelance e la musica?
Sì esiste, perché essere guidati dall’emozione e dal ritmo sono due cose che ritrovo anche nella musica. Quando canti e quando suoni ci sono delle regole non scritte ma da rispettare. L’obiettivo di fare musica è tirare fuori l’emozione. Come farlo: c’è la tecnica e tanto altro, ma è la tecnica che aiuta a tirare fuori l’emozione nel modo migliore. Tutto quello che è creativo è teso ad emozionare. Emozione e ritmo.

Link dove la puoi trovare:
Sito web Martina Rafanelli
Pagina FB

 

Sara Scardigli - ERBA magazine

Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 22/12/2017

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