Bandiera Inglese

Lungo la linea

La meditazione creativa dell’artista romano Luca Valerio D’Amico


 

Luca Valerio D'Amico è un artista romano e il suo stile ormai è irrimediabilmente associato ad una linea. Una meditazione creativa la sua, un linguaggio fatto di personaggi, creature e messaggi che invitano chi guarda a scoprirle, entrando nel processo creativo. Un flusso di coscienza, una tecnica che non dà possibilità a titubanze... bisogna essere se stessi.
Ha iniziato a disegnare da adolescente influenzato dalle grafiche, dai fumetti e da tutto quello che la strada “produceva” in quegli anni. Dopo aver girato il mondo, ora è fondatore e direttore di uno studio grafico a Roma.
Tutto il suo percorso artistico è legato alla linea, componente principale delle sue creazioni, e tutto il suo lavoro è quello di far convivere il suo immaginario con le contaminazioni e i ‘virus’ della società contemporanea.
La linea è lo strumento, il medium.

 
 

Mi interessa capire meglio il flusso cognitivo che innesca i tuoi intrecci di linee e figure. È la mano che spinge la mente improvvisando sulla superficie e sul foglio, oppure è la mente che ha un estremo bisogno di concretizzare idee e pensieri e utilizza la mano come mezzo per palesarli agli occhi di tutti?
E’ una collaborazione tra le due, un flusso di coscienza. La definisco spesso una ‘meditazione creativa’ che si fa aiutare dalle forme, quindi dalla tecnica, per palesare e dare equilibrio al mio immaginario.

Utilizzi quasi esclusivamente il ‘bnw’ nelle tue opere. Perché questa scelta minimalista?
Nei miei lavori, la protagonista è la Linea, tracciata quasi senza staccare la punta dal muro o dal foglio. Il bianco e nero costringe l’osservatore a cercare le forme, il senso ed il significato delle composizioni; quello che è un occhio per alcuni può essere un pesce per altri. Il bianco e nero lascia la possibilità di interpretare ed immaginare in base alla propria coscienza ed alle proprie esperienze.

Nei tuoi disegni a mio parere ci possono essere più livelli di lettura. Ci sono le immagini che arrivano ad un primo sguardo e quelle che solo un occhio attento può carpire posandosi su quell’elemento nascosto tra gli intrecci. Qual è il messaggio che vorresti che leggesse tra le linee chi osserva una tua opera? E soprattutto qual è il messaggio che tu ci stai mandando?
Non c’è un messaggio specifico… il mio obiettivo e far perdere l’osservatore nella visione, mi piace chiamarla Supervisione delle forme, ed interpretarla. A volte mi sorprendo nell’ascoltare quello che le persone vedono nei miei lavori. In particolare i bambini, perché non sono vincolati o condizionati dalle esperienze e dai codici.

Per quale motivo hai scelto di intraprendere la strada artistica, riuscendo con successo a farlo diventare un vero e proprio lavoro e cosa ti dà più soddisfazione di quello che fai? Tra le tante iniziative a cui hai partecipato recentemente spicca il tuo intervento per l’evento benefico ‘Street Art per Amatrice’… cosa ti ha lasciato?
E’ stato un bisogno fisiologico… ahhh suona malissimo, ma in realtà è cosi… Ho sentito da sempre la necessità di esprimermi con il disegno, dai diari dei compagni di banco alle tele.
Amatrice mi ha lasciato tanto, l’entusiasmo e la curiosità iniziale sono stati sostituiti da un pieno coinvolgimento emotivo. Sono di origine abruzzese e stiamo ancora tentando di riabitare la nostra casa aquilana. Arrivare ad Amatrice, vedere quello che è successo… in contrasto con la voglia di fare e la felicità degli abitanti per quello che stavamo creando… è stato indimenticabile.

Se ti dovessi definire attraverso una linea delle tue cosa rappresenteresti?
Un occhio: è l'elemento che più mi rappresenta, ed è il pittogramma del mio logo. Tutto quello che accade là fuori, ed io sono un osservatore minuzioso, viene filtrato attraverso l’occhio. E tutto quello che si innesca nella mente, si palesa poi sulla superficie sempre grazie al mezzo visivo.

E se capitate a Roma dal 15 dicembre fate un salto alla sua mostra personale Mappature interiori presso lo studio Triplan architecture – design - communication al Rione Monti, in via dei Selci 68 organizzata nell’ambito del progetto Travelling Arts Project. La mostra personale di Valerio D’Amico, a cura di Miriam Castelnuovo, narra il passaggio dalla specifica relazione con lo spazio a quella più complessa e articolata con il luogo e quindi con gli “umori” ed i “rumori” del temporaneo contenitore dell’opera. Durante la giornata del 15 dicembre dalle ore 18,30 Luca Valerio D’Amico si esibirà in un live painting durante il quale interagirà con gli ospiti presenti in uno scambio di pensieri ed input creativi che andranno prendendo forma lentamente sulla parete dedicata all’interno del loft.


Per conoscere meglio Luca Valerio D’Amico:
Pagina FB Luca Valerio D'Amico
Profilo Instagram lucavaleriodamico

 
 
 
 
 
 

Francesca Nieri - ERBA magazine

Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 5/12/2017

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