Bandiera Inglese

La ‘ruvida’ poesia di Luvi Laura

Quando la bellezza nasce dal dolore


Luvi Laura all'opera alla realizzazione di un suo muro
 

Chi si cela dietro la poesia che ci racconti? Qual è stato il tuo percorso artistico e dove è nata l’esigenza di esprimere la tua arte sulle grandi superfici?
Sono nata a Campobasso dove ho scoperto il mondo dei graffiti e della street art sia grazie alla compagnia che frequentavo da ragazzetta sia attraverso Draw the line, festival di street art molisano, che mi ha dato l’opportunità per la prima volta di fare un muro di grandi dimensioni nella prima edizione del 2011 e di confrontarmi con i grandi nomi della street art. Da qui poi è partito tutto. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze in pittura, ho avuto una parentesi a Milano dove mi sono dedicata all’illustrazione, alla grafica e al montaggio video per il mondo del marketing, perché credevo di non poter lavorare con la pittura. Ma poi sono successe un po’ di cose nella mia vita che mi hanno riportato alla pittura e a ritrovare i muri, che poi è la cosa che mi piace di più fare.

Quindi per te è stata una vera e propria necessità se capisco bene dalle tue parole? Che effetto ha su di te l’arte e il dipingere e quanto può servire tutto questo in momenti cruciali della vita? E’ possibile incanalare emozioni e sentimenti che un animo come il tuo può avere per farli diventare non solo la tua forza, ma anche la leva per realizzare progetti culturali e sociali che vadano a beneficio della collettività?
Sì come ti dicevo sono successe diverse cose nella mia vita. Il dipingere non è stato quindi solo bello, ma una vera a propria terapia. Senza dipingere e disegnare non ci saprei stare, è una necessità, ma anche e soprattutto una scelta di vita, un modo per esprimere la propria sensibilità, farla divenire la tua forza e quella degli altri, impiegandola anche per progetti sociali. Negli anni ho lavorato spesso per associazioni e collaboro tutt’ora attivamente per l’associazione Malatesta e alla realizzazione del festival Draw the line che mi dà molta soddisfazione.

La tua arte è pura poesia, tra le linee emerge la tua spiccata sensibilità alla vita, trapela nonostante le tinte spesso monocromo un messaggio di positività ed ottimismo. I tuoi soggetti sono spesso donne e volatili che spiccano il volo, che passano dentro cerchi o che si librano leggiadri nell’aria. Che simbolismo hanno queste figure?
Negli anni ho capito il significato che voglio esprimere attraverso la mia pittura. Perché quello che vuoi comunicare lo capisci solo durante il cammino. La domanda che spesso mi fanno è infatti “perché dipingi sempre questi uccelli o donne con turbanti?”; la risposta è che è dovuto tutto ad un dolore personale, l’aver avuto a che fare con persone care morte di tumore o che stanno attualmente facendo cure chemioterapiche. I miei lavori nascono dai sogni legati al dolore e soprattutto ai sogni che la chemio innesca nelle persone. E’ stato riscontrato infatti che spesso i malati di tumore o comunque i malati in generale, quando sognano, danno spesso sembianze animali al male da combattere che è dentro di loro. Io ho fatto una sorta di mia antologia su ogni tipo di tumore che corrisponde ad un animale e da qui è partito tutto il mio lavoro che si è poi evoluto anche ad altre tematiche e questioni a me care. Il mio tipo di arte non è sempre così diretto e di facile interpretazione a livello di comunicazione rispetto a quello di altri artisti e street artist miei colleghi. La mia arte si focalizza più sulla composizione e sulla bellezza e su un’evoluzione del tratto legato alle emozioni.

Quello che rende unici i tuoi lavori è secondo me proprio questa ipersensibilità alla vita, tipica molto spesso di un animo femminile. L’esser donna è sì la tua forza ma allo stesso tempo non deve essere facile trovare uno spazio in un ambiente che è soprattutto maschile. Raccontaci un po’ il tuo pensiero e la tua esperienza a riguardo…
Il mio essere donna l’ho sempre visto come un punto di forza. Nell’organizzazione di Draw the line, così come quando dipingo, sono circondata da maschietti. Per me non è una cosa né facile né difficile, ma sicuramente diversa. Io sono troppo felice di essere donna e di dimostrare la mia differenza anche in quello che faccio e stimo tantissimo le altre mie colleghe donne, tutte bravissime. L’unica differenza, se così si può chiamare, è la minoranza, il numero, ma in quest’ambiente come in tanti altri. 

Per conoscere meglio Luvi:
website Luvi Laura
pagina FB Luvi Laura
profilo Instagram luvilaura

 
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Francesca Nieri - ERBA magazine
 
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Ultima revisione della pagina: 12/12/2017

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