Bandiera Inglese

Episodio 2: Tim Buckley - Goodbye and Hello (1967)

Rubrica 'Potrei avere le cuffie?'


copertina album Tim Buckley 'Goodbye and hello'
 

Come si inizia il secondo articolo della tua prima rubrica ambientata nella biblioteca della città? A corto di idee, ho cercato un tutorial ad hoc su YouTube ma niente, nonostante abbia elevato la mia cultura scoprendo “come capire il sottotono della mia pelle” (ancora mi sto domandando, però, se includesse anche un sottotesto psicologico) e “dodici trucchi su whatsapp” che immagino il mio dietista non voglia farmi conoscere. E se cambiassi nome della rubrica in “Dieci CD che il personale della biblioteca non vuole che tu prenda in prestito!!1!1!"

Ehm… “Goodbye and Hello” è un disco che consiglio vivamente a chiunque voglia farsi un’idea su Tim Buckley. L’approccio è ancora leggero, se così si può dire (e se ignoriamo l’esistenza dei Ricchi e Poveri - che adoro), ma rende l’idea del percorso intrapreso dall’artista. Un percorso complesso, fatto di elevate vette artistiche e la consapevolezza di un talento raro, cavalcato e forse anche maltrattato (sempre meglio che star fermi).

Siamo nella California psichedelica degli anni sessanta e si sente. “I Never Asked to Be Your Mountain”, ad esempio, è un viaggio onirico nei tormenti di un allora appena ventenne cantautore con un matrimonio fallito alle spalle e un figlio (sì, quel figlio), tra pesci volanti rivelatori, suoni allucinati, rivendicazioni e suppliche disperate. Mentre “Phantasmagoria in Two” racchiude in poco più di tre minuti l’essenza malinconica di quei posti in quel periodo: ambizioni sentimentali altissime proiettate in una società sempre alle prese con un qualche tipo di guerra (“Everywhere there's rain my love. Everywhere there's fear”). “Once I Was”, invece, è tra le più classiche delle ballate folk per nostalgici cuori solitari, che messa così sembrerebbe cosa da quattro soldi, ma ogni parola, ogni accento, ogni commento sonoro è perfettamente e magicamente calibrato per rendere giustizia a sentimenti molto comuni:

“For the days when we smiled
And the hours that ran wild
With the magic of our eyes
And the silence of our words
And sometimes I wonder
Just for a while
Will you ever remember me”


Concludo lasciando in eredità, per questo articolo, il link al video di una versione dal vivo di “Morning Glory”, traccia che chiude l’album e che è anche uno dei brani più famosi di Tim Buckley.

Se mi stai leggendo di mattina, salvalo per la buonanotte.

A presto.


 

Alessio Cerasani - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 19/3/2019

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