Bandiera Inglese

Un Don Giovanni poco 'incipriato'

In scena al Teatro Metastasio di Prato


foto di scena del 'Don Giovanni' tratta dal sito del Teatro Metastasio di Donato Aquaro
 

Se vi aspettavate un Don Giovanni incipriato, lo spettacolo andato in scena al Metastasio per la regia di Valerio Binasco ha sicuramente stravolto le vostre aspettative.

La trama infatti è nota a tutti: Don Giovanni è il leggendario seduttore, mito della letteratura europea e simbolo di un eros che non conosce regole, non quelle civili né quelle di Dio. Il personaggio fa la sua prima comparsa nel dramma di Tirso de Molina, 'El burlador de Sevilla y convidado de piedra', nel 1616 ma si ritrova in numerose opere letterarie e musicali fino a trovare un posto nel vocabolario comune. Essere un dongiovanni o fare il dongiovanni è infatti entrato nel lessico per indicare un comportamento da inguaribile libertino che seduce per il solo gusto di compiacere il proprio desiderio.

Un desiderio che lascia il protagonista in uno stato di continuo conflitto e lo spinge ad andare sempre alla ricerca di una nuova preda, di una nuova conquista. Così è il Don Giovanni di Binasco, ma con un giubbotto di pelle e degli stivalacci di gomma in più: è un Don Giovanni contemporaneo, direi un metallaro.

A lui si contrappone il servitore Sganarello, interpretato da Sergio Romano, personaggio comico, caricaturale, che descrive da subito il suo padrone come un uomo senza morale e da lui prende le distanze. Durante tutto lo spettacolo sembra esserci in lui un forte senso di ripugnanza per quanto compiuto dal padrone, atteggiamento che tuttavia si capovolge nel finale a dimostrazione forse che, come si suol dire, “chi va con lo zoppo impara a zoppicare”. Rivelatrice è la sua ultima battuta dopo la morte del protagonista: «… e adesso a me chi mi paga?!». L’esperienza dello spettatore è davvero coinvolgente: le prime note di “Stairway to heaven” dei Led Zeppelin introducono lo spettacolo e fanno da cornice ai giochi di luce evanescente che scorrono sul sipario. Ad apparire sono le parole del prologo originale di Don Giovanni:  «¿Quién eres?»; «¿Quién ha de ser? Un hombre y una mujer» che aprono non il “Dom Juan” di Molière a cui si ispira lo spettacolo, bensì “El burlador de Sevilla y convidado de piedra” di Tirso de Molina.

La scenografia è fatta di archi imponenti, una grandissima luna piena campeggia sullo sfondo. Tracce di vecchi fasti si leggono sulla carta da parati rovinata. In alto una madonnina osserva le vicende turbolente dell’uomo che è carnefice e vittima per le sue voglie.

 

Nadia Maccarone - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 18/3/2019

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