Bandiera Inglese

Avengers – Endgame: la fine di un’era


locandina “Avengers – Endgame”
 

Con ben 2 miliardi di incassi nel giro di due settimane dall’uscita in sala, “Avengers – Endgame” mette fine alla saga cinematografica basata sui fumetti Marvel iniziata nel lontano 2008. Tutti si aspettavano un finale col botto e possiamo dire che c’è stato; il film sa appassionare, commuovere e divertire come mai prima aveva fatto un cinecomic; complice senz’altro anche il grossissimo investimento messo in atto dalla casa madre Disney, senza la quale forse non avremmo avuto effetti speciali così spettacolari. 

Con questo film possiamo dare per assodata la nascita di un nuovo genere cinematografico che di certo non si esaurirà con questa pellicola, ma darà ancora di più la spinta ad attori e produttori a prendervi parte. D’altro canto, già dall’uscita del primo “Avengers”, la Marvel aveva ingaggiato nomi illustri del cinema d’autore e che nessuno si sarebbe aspettato potessero accettare un ruolo in un film che, all’inizio, era considerato da “ragazzini”. Tuttavia, col tempo diversi altri attori importanti hanno scelto di prendere parte al progetto, innalzando la qualità e inaugurando la “corsa al cinecomic”; per dirla in breve, se vuoi farti conoscere, vuoi tornare alla ribalta agli occhi del mondo cinematografico devi passare da un film sui supereroi. Certo, questo non significa che il genere possa essere considerato più di quello che è, eppure a suo modo riesce a raccogliere e appassionare un vasto pubblico, che spazia dai bambini/ragazzi agli adulti.

Nonostante le trame semplici, fondate su uno schema intuitivo in cui se la giocano buoni VS cattivi, i cinecomics sono diventati dei prodotti di qualità, che non ambiscono ad essere più di quello per cui sono nati, ma che tuttavia sanno valorizzare al meglio le tematiche principali del genere. Per quanto “Avengers – Endgame” si inserisca in questa prospettiva, c’è da dire che stavolta ci troviamo di fronte a un film di forte spessore emotivo, molto più di quanto avessero fatto le pellicole passate. 

Qui, i nostri protagonisti, gli eroi sopravvissuti allo schiocco di Thanos, sono alle prese con l’elaborazione del lutto in cui sono rimasti coinvolti non solo parte di compagni e amici, ma anche mezza popolazione mondiale. Tutta la prima parte del film si focalizza sulla difficoltà di accettare la morte; troviamo i supereroi, primi fra tutti Ironman, Vedova Nera e Captain America (che fonderà addirittura un circolo di recupero per i cittadini), completamente impotenti di fronte a una cosa che sanno essere più grande di loro; per la prima volta sono stati sconfitti, hanno perso delle persone care e per la prima volta non sanno come risolvere e aggiustare questa situazione. 

Molti hanno detto che tutta questa prima parte è stata lenta e inutile, invece penso che questa versione “inedita” dei supereroi sia apprezzabile; li rende personaggi umani e molto più vicini alla realtà, senza contare che viene approfondita molto la loro psicologia. Sono personaggi in cui il pubblico in sala può riconoscersi ed empatizzare. 

Lo stesso Thanos non è il classico antagonista che agisce solo per esercitare violenza e conquistare potere, anzi, nelle sue azioni c’è uno scopo ben preciso, studiato, che va oltre la semplice vittoria del male sul bene. 

La seconda parte del film è invece giocata tutta sull’azione, complice il piano al limite della follia del voler riportare dal passato (attraverso viaggi nel tempo) le cinque gemme ed evitare così lo schiocco del guanto dell’infinito, salvando tutti quanti. Qui gli effetti speciali danno sfoggio di tutta la loro credibilità sono realizzati alla perfezione e la CGI è super. In particolare, durante lo scontro finale, assistiamo a una battaglia senza precedenti, di ampiezza colossale; un godere voyeuristico che solo il maxischermo del cinema può farti provare. 

Di questo film ho apprezzato moltissimo il personaggio di Ironman, tormentato e pieno di rimorso; mi è piaciuto il modo in cui cresce, matura mettendo davanti a sé il “bene superiore”. Un supereroe che, sebbene io non abbia mai apprezzato fino in fondo, con questo film si riscatta completamente ai miei occhi, regalandoci un finale struggente. Chi non ho apprezzato invece è stato in primis Thor, qui ridotto a una “macchietta”, utile solo per strappare qualche risata ai bambini… qualche risata di troppo però. Perché se è vero che il tono ironico serve per spezzare la serietà della narrazione, è anche vero che il troppo stroppia e mi è dispiaciuto che il ruolo del figlio di Odino si sia esaurito a questo: a far ridere. Altra pecca l’ho riscontrata nel personaggio di Hulk; benché abbia raggiunto un equilibrio tra mente e corpo, e che in teoria proprio per questo motivo avrebbe dovuto essere ancora più forte, non lo vediamo quasi mai compiere azioni di rilievo, soprattutto durante i combattimenti. Anche qui penso che si sia scelto di farlo diventare un personaggio “buffo” per i ragazzini, perché sì diciamolo, la Disney è pur sempre la Disney. 

Per il resto trovo che il film sia godibilissimo sia che siate amanti del genere, sia che non lo siate; nonostante le tre ore di durata infatti sa catturare, coinvolgervi e farvi sognare come mai vi sareste aspettati.

 

 

Eleonora Giovannini - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 23/5/2019

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