Bandiera Inglese

Cavalleria rusticana

Di Pietro Mascagni
 
Melodramma in un atto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci dal dramma omonimo di Giovanni Verga
Pietro Rizzo direttore
Mario Pontiggia regia
Francesco Zito scene e costumi
Giancarlo Salvatori luci
Santuzza Marianne Cornetti
Lola Chiara Fracasso
Turiddu Fabio Armiliato - Gustavo Porta (21)
Compare Alfio Silvio Zanon
Mamma Lucia Viorica Cortez - Alessandra Canettieri (21)
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Piero Monti maestro del coro
Teatro Comunale 16, 19, 21, 24 ottobre 2008

Grande successo per la Cavalleria Rusticana, tragedia tutta mediterranea, capolavoro di Pietro Mascagni, tratto dall'omonima novella di Giovanni Verga e andato in scena per la prima volta al Teatro Costanzi di Roma il 17 maggio 1890.
 
In questo terzo nuovo allestimento pensato da Mario Pontiggia e Francesco Zito per il Festival autunnale del Maggio Recondita Armonia dedicato al grande repertorio lirico italiano troneggia una splendida coreografia neorealista di una piazza palermitana che si affaccia sul mare.
 
La tragedia ripropone una tranche de vie, basata su sentimenti, impulsi, conflitti sanguigni ed elementari, restituita come in presa diretta, en plen air. Forte è l'adesione al principio della 'verità', che l'estetica naturalistica trasmette a una forma tipicamente non-realistica come l'opera lirica, avviandone la radicale trasformazione verso il dramma musicale, riscontrabile negli episodi numerosi e inequivocabili di 'musica in scena' quali: il coro gli «aranci olezzano» e la preghiera «Inneggiamo, il Signor non è morto», la sortita di Alfio carrettiere «Il cavallo scalpita», lo stornello di Lola «Fior di giaggiolo», il brindisi di Turiddu «Viva il vino spumeggiante». Infine l'annuncio della catastrofe «Hanno ammazzato compare Turiddu!», 'taglia l'opera come una riga di sangue' e fa scorrere come un brivido sull'intera platea.
 
Ottima l'interpretazione di Marianne Cornetti (Santuzza), con il suo profondo scavo prosodico e fraseologico, le sue inflessioni viscerali, calde e vibranti, proprie del suo personaggio innalzato alla statua di una grande peccatrice redenta; non da meno Gustavo Porta , che esplica a pieno la maturazione psicologica ed emotiva di Turiddu. Intenso e drammatico anche Silvio Zanon nei panni di Alfio, marito tradito fremente di gelosia.

Diretta da Pietro Rizzo, l'opera acquista a pieno la sua profeticità, grazie alla sovrapposizione e interferenza tra i momenti drammaturgicamente più incalzanti dell'intreccio, caricati di grande tensione. Cavalleria rusticana viene abbinata alla nuova creazione di Luciano Cannito, Vespri, su musiche tratte da I vespri siciliani di Giuseppe Verdi: l'opera firmata per il MaggioDanza segna il debutto coreografico di Cannito sulla scena del Maggio Fiorentino. Il coreografo, fortemente stimolato dal bisogno di raccontare attraverso le immagini in movimento, sceglie di partire da diverse suggestioni per elaborare una drammaturgia originale, fortemente neorealista, che condivide la scenografia con Cavalleria rusticana: dà un lato c'è l'eco dei moti di insurrezione alla dominazione francese, dall'altro l'ambientazione in una Palermo come è stata immaginata da Francesco Zito per questo spettacolo, che Cannito vede come grandiosa e decadente.
 
Qui, come usciti da una sceneggiatura di Rossellini, alcuni personaggi intrecciano le loro vicende di vita, sentimento, disperazione e speranze sospinti dalla musica di Verdi, vero tappeto sonoro che dà corpo alle emozioni. Tre figure femminili fanno da filo rosso al lavoro che si mostra comunque un dramma coreografico corale, nel quale i sentimenti e le emozioni dei singoli riecheggiano e si dilatano nella folla.

Precede il balletto Paganini di Vladimir Vasiliev, un pas de deux concepito sulle celebri Variazioni per pianoforte e orchestra di Sergej Rachmaninov nel 1987 per Vladimir Derevianko, balletto sinfonico che si fa parabola del genio incompreso. In questo debutto fiorentino emerge la dimensione spirituale del gesto, la sua motivazione interiore, la ricerca di una convergenza intima e indissolubile tra movimento e musica, e quella tensione all'assoluto fervente e inattaccabile propria dei veri eroi epici, come Paganini.



Samantha Russotto - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016

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