Bandiera Inglese

Marta sui Tubi

Nuovo tour italiano per i 'non più emergenti' Marta sui Tubi che presentano la loro terza fatica in studio, dall'originale titolo Sushi&Coca, lavoro che presenta alcuni cambiamenti nello stile, dovuti soprattutto all'inserimento nella formazione del pianista Paolo Pischedda.

Non c'è quindi da stupirsi che l'ex trio di Marsala costruisca il concerto attorno alle nuove canzoni, dedicando ai vecchi album un piccolo ma pur sempre consistente spazio. Sul palco i Marta sui Tubi uniscono energia, abilità tecnica e presenza scenica (di cui si incarica soprattutto il cantante e la sua immancabile coppola), qualità che vengono apprezzate dal folto numero di supporter presenti.
Ad una prima parte molto spinta (con canzoni del calibro di Cinestetica e La spesa), segue una seconda parte più frammentata che alterna pezzi ballabili a esplosioni energiche (favoloso l'utilizzo del 7/8), suggellata infine da perle immancabili del repertorio 'sui tubi' come L'abbandono e Vecchi difetti. Unica macchia, in un'altrimenti impeccabile esibizione, è la canzone conclusiva che dà il nome all'ultimo album: Sushi e Coca nasce in studio come critica alla 'milanesità', ma live viene riadattata per ogni città della tournée con testi inviati dai fan. La canzone risulta incomprensibile, il testo non si capisce e il cantante si diverte a giocare con gli effetti come un bimbo. Il caos si impadronisce della sala, molte persone scappano e anche nella faccia dei fedelissimi traspare una smorfia di dolore.

I Marta sui Tubi non deludono le aspettative di quel pubblico che già li seguiva e conosceva. I loro pezzi, la loro abilità tecnica (soprattutto quella del chitarrista) e la padronanza ritmica (chitarra e batteria) sono sorprendenti e fanno da colonne portanti di un concerto che si rivela di buona qualità. Un peccato che l'impianto e le capacità del fonico non siano state all'altezza del gruppo e del loro stile (molto difficile restituire limpidità e chiarezza ad una voce che fa esplodere raffiche di parole alla velocità di un assolo metal). L'impressione è di trovarsi di fronte ad un impianto settato male, infausto portatore di un gran coacervo di rumori immersi in un magma di frequenze medie gracchianti. Inconveniente che non ha permesso a chi non conosceva bene il repertorio di apprezzarli come meriterebbero.



Federico Trentanove - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016

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