Bandiera Inglese

The French Dispatch

Nostalgia canaglia


L'ultimo capolavoro di Wes Anderson, The French Dispatch si può definire una deliziosa vetrina, come ci ha abituati il regista amante di ambienti ricercati dalla fotografia eccelsa e dal cast scelto minuziosamente (Bill Murray, Adrien Brody, Owen Wilson, Willem Defoe..) cast vincente non si cambia.

Un film a episodi omaggio alle cose che tanto ama Anderson: il cinema e la nostalgia delle riviste cartacee, il profumo della carta stampata che gli ricorda la sua gioventù, un omaggio a quella stampa di riviste e dagli articoli ben scritti.

 

La pellicola è stata girata ed impostata tra le tante, proprio come una vera e propria rivista.

Il titolo completo del film è The French Dispatch of the Liberty, Kansas Evening Sun, nome di un fittizio giornale del Kansas.

La sede della rivista è un paesino inventato in Francia, Ennui-Sur Blasé, che ci ricorda molto la rivsta il New Yorker, sia nell'anima che nella parte grafica e stilistica.

 
 

Il film si apre con la morte improvvisa del direttore della rivista, Arthur Howitzer.

Per ricordare il burbero ma acuto giornalista, i suoi collaboratori si riuniscono per scriverne il necrologio.

 

Sarà un necrologio di gruppo, avendo il direttore disposto che alla propria 
morte avrebbe spento le rotative.

Quattro sono gli episodi descritti dal regista: c'è chi fa il reportage in sella alla propria bici nei quartieri di Ennui, chi racconta di come un gallerista abbia scoperto un vero e proprio artista in prigione, dove la sua musa è la guardia carceraria, c'è chi descrive nei suoi articoli la rabbia e le agitazioni studentesche che si sono svolte nella piccola cittadina e chi invece narra di come un caparbio commissario abbia risolto il caso del rapimento del proprio figlio.

 
 

Anderson tiene lo spettatore incollato alla poltrona facendo sorridere, creando suspense e deliziando con il suo savoir-faire che solo lui si può permettere.

Una regia sublime, un'attenzione ai dettagli, meticoloso nella scelta dei colori; lo definirei in una sola parola: un film aggraziato.


Daria Derakhshan - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 25/11/2021

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