Il sottobosco urbano

di Nadia Goracci

 
 

Le fate si trovano ovunque e vivono dentro la nostra speranza, vivono nel nostro lato più infantile, quel lato che ognuno di noi dovrebbe coltivare, sempre.

Mi domando infatti come certi contesti di vita possano essere così significativi e incisivi al punto di farci cambiare, al punto di farci smettere di credere in questi abissi incantati costringendoci a diventare grandi.

Passando in rassegna ogni fase evolutiva, l'infanzia è quella che mi colpisce di più... perché è possibile credere e materializzare, attraverso la nostra fantasia, tutto ciò che vogliamo, anche un mondo parallelo dove solo il nostro pensiero ha potere, lì dove nessuno può entrare a sbirciare, ma anzi dove possiamo permetterci di affittare una piccola oasi dove sognare...

Allora mi piace credere che fate, folletti ed elfi esistano e che si mimetizzino fra noi; la mitologia leggendaria racconta che per farlo prendono le sembianze di qualsiasi animale, incorrendo però nel rischio e pericolo che ogni forma di vita ha in dotazione con il suo ciclo vitale... ecco perché ho sempre avuto paura di uccidere anche un'apparentemente insignificante zanzara. Difatti si narra che se salvi un animale in difficoltà e questo sia una fata trasformata in esso, per tutta la vita godrai dei servigi dell'essere incantato.

Il mondo delle fate, chiamato anche 'mondo di mezzo', esiste anche qui a Prato, nel magico pensiero di ogni bambino che, con la sua innocenza, riesce a fantasticare e vedere cose che noi adulti non riusciamo più a vedere.

C'è una realtà che ciascuno di noi si crea e per ognuno è diversa; imposta o dalla vita o da noi stessi... ma se riusciamo a guardare oltre, questo magico mondo prende sembianza. Sembrerò infantile, ma guardando attraverso gli occhi di un bambino, ciò che vedo sono le fate... anche a Prato.
 
 

 

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016