Bandiera Inglese

Peter Doherty "Grace/Wastelands" (UK 2009)

 
disegno astratto di una donna inginocchiata
Fonte: www.parlophone.co.uk

Pete Doherty ed il suo tanto atteso album solista, sono arrivati! Non ci credeva nessuno, ormai era diventata una questione alla "Chinese Democracy" dei Guns'N'Roses (Album che sarebbe stato meglio non fosse uscito..) ed invece eccolo, con tanto di Stephen Street, produttore di Blur, Cranberries, Kaiser Chiefs e dell'ultimo "Shooter's Nation" dei Babyshambles di Doherty, e con il contributo alle chitarre di Graham Coxon dei Blur.
La copertina vede una donna dai tratti orientali che si applica nell'auto-erotismo. Ed inoltre vi sono tracce e strisciate rosse sparse un po' in tutto l'artwork che, ha detta di Doherty, sarebbe state realizzate con il suo stesso sangue.

Ma analizziamo la musica:
Il disco si apre con 'Arcady' un bellissimo pezzo folk in cui Doherty si diverte a suonare come Willy Mason (ho detto Willy Mason non Willie Nelson.. non confondere, please!..) ma dove il caratteristico stile di canto "strascicato" e la pronuncia inglese 'massiccia' evocano immediatamente la bretagna ed i fantasmi dei Libertines. "Last English Roses", il primo singolo, dove una base quasi hip-hop si incontra con la chitarra e Pete ci racconta un quadretto della sua adolescenza, quando giocava a basket nel campetto con gli amici ed un paio di Reebok, e dove c'era questa ragazza, a cui la canzone è dedicata, che lui definisce "L'ultima rosa Inglese"; notare quel "Come along" in sfumatura.
Già, perchè sono proprio le sfumature l'arma segreta delle melodie di Doherty; quel dire e non dire che riempie i suoi dischi di infinite soluzioni melodiche. Caratteristica che si può individuare anche nel suo stile di suonare la chitarra.
'1939 returning' fà notare in maniera notevole la presenza di Coxon alla chitarra (sembra di ascoltare una nuova 'For Tomorrow' dei Blur) e la stessa cosa si nota ascoltando 'A Little Death Around the Eyes'. Buffo pensare Doherty, durante la presentazione del disco, dire "Non so come mai Graham Coxon sia finito sul mio disco...eh eh!" ma, d'altronde, questa collaborazione la si può intendere come un tentativo di riavvicinamento di Coxon alla sua vecchia etichetta discografica, la Parlophone, che lo aveva scaricato nel 2003, e che ha sotto contratto Doherty, i Babyshambles oltre che ai riuniti Blur!

E finalmente si arriva ai momenti che tutti i fan attendevano sin dai tempi dei Libertines, cioè i brani solisti suonati con la chitarra acustica! E dobbiamo ammettere che Pete ci regala davvero un 'doppietta' eccezionale con 'Salomè' (probabilmente ispirata da Oscar Wilde) prima e 'I Am The Rain' (con una variazione nel finale alla 'Lightspeed Champion' oppure 'Tv on the Radio') poi, dove ritorna la melodia Doherty-iana più pura e sincera, accompagnata da ritmiche acustiche raffinatamente British; roba che si trova solo nei Libertines. Specialmente "Salomè" è davvero un brano ben fatto.
Elogi anche per "Palace of Bone" la più bella del disco! Un'ottima chitarra, un ottima melodia ed un arrangiamento semplice ed impeccabile, oltre ad un testo che riporta alle 'furbizie' della produzione di Doherty con i Libertines.
Poi alcuni momenti decisamente mal riusciti quali 'Sweet By and By' una specie di cabaret che non si riesce a capire..(?!), 'Broken Love Song' e 'New Love Grows on Trees' due brani acustic-style che, a differenza di 'Salomè' e 'I am the Rain', denotano mancanza di verve e sincerità, regalando noia ed una gran voglia di premere skip.
'Sheepskin Teraway' probabilmente un brano che Pete aveva studiato per suonarlo e cantarlo insieme a Kate Moss ma, per motivi 'logistici', si è dovuto accontentare (si fa per dire) di Dot Allison; canzone tutto sommato carina, con alla fine un'armonica che poteva essere estesa in modo da strutturare meglio il brano che, così, dà la sensazione di finire troppo frettolosamente.
E finale incolore con 'Lady Don't Fall Backwards' brano che lo si perdona solamente perchè a conclusione del primo album da solista di Pete, quindi in linea con la scanzonatezza ed acida leggerezza del suo autore.

IN SOSTANZA: L'aggiungere una 'R' al nome non ha reso certo Doherty più maturo, anche se nei guai non ci finisce quasi più, però i brani di questo 'Grace/Wastelands' mostrano una nuova fase di scrittura che ha come direzione la voglia di crescere del suo autore. Molta malinconia, forse pure troppa, nei testi delle canzoni. Troppa poichè Pete ha solo 30 anni e forse il suo è stato uno semplice slancio per poi lasciarsi andare con il prossimo album solista. E sì, perchè lui lo ha già quasi finito (và dicendo in giro di avere il suo "Harvest" di Neil Young..shhh! Non contradditelo, magari è vero!..) e, senza ombra di dubbio, laddove Pete rimane solo con una chitarra è dove dà il meglio di sè!

Inutile immaginare cosa sarebbe uscito fuori se questo disco fosse stato realizzato tra il 2003 ed il 2005...Probabilmente Pete ci avrebbe regalato un vero e proprio capolavoro con la 'C' maiuscola! Difatti l'energia che lo caratterizzava un tempo pare essere scomparsa sotto i fumi dell'alcol ma, soprattutto, dell'eroina.


VOTO: DISTINTO --



Alessio Lauria - Redazione ERBA magazine
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016

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