Bandiera Inglese

Il padre di Guerre Stellari

Metropolis di Fritz Lang - Prima proiezione 10 gennaio 1927 all'UFA-Palast am Zoo di Berlino

 

Quando il film di Fritz Lang uscì nelle sale cinematografiche dell'epoca,siamo nel 1927, fu salutato con accanita asprezza sia da parte dei colleghi cineasti; primo fra tutti Buñuel che lo definì retorico, banale, pedante, intriso di romanticismo superato, aggiungendo però che «se opponiamo alla storia la fotogenia plastica del film, allora reggerà qualsiasi confronto, ci sconvolgerà come il più bel libro d'immagini mai visto». Per non parlare di scrittori di libri di fantascienza come Herbert George Wells (La macchina del tempo) il quale apostrofò il film con il termine «stupidissimo».

Ma come spesso avviene per tutte quelle opere che vengono salutate con freddezza alla loro comparsa, con il tempo vengono poi finalmente comprese trovando la loro giusta collocazione tra i capolavori dell'arte. E di questo si tratta infatti, di un film-capolavoro che, nonostante gli scarsi mezzi tecnici a disposizione dell'epoca, rivela una genialità di tutto rispetto che apre la strada al genere fantascientifico. Molti registi del genere hanno, infatti, tratto ispirazione da questo film; basti pensare, ad esempio, a George Lukas che per la creazione del robot C-3PO del film Guerre Stellari si ispirò al modello del robot di Metropolis.

Il film in questione è difatti ambientato in una metropoli del Ventunesimo secolo, popolata da operai che vivono e lavorano nel sottosuolo per poter mantenere in vita complessi macchinari che servono ad alimentare la città soprastante, abitata dai ricchi e governata da una sorta di Padrone-Dittatore (Fredersen) che domina dall'alto del suo grattacielo posto al di sopra di tutto e di tutti. Fino a quando il figlio Freder, rimasto abbagliato dalla bellezza, ma ancor più dalla dolcezza della bella Maria, figlia del popolo e guida spirituale degli operai, decide di ribellarsi al padre andando a visitare quel mondo sotterraneo a lui finora sconosciuto, abitato da quel popolo ridotto in schiavitù a cui si unisce per poterne condividere le disumane condizioni. A questo punto entra in scena Rotwang, un folle inventore a cui si rivolge Fredersen per ordinargli di costruire un robot che abbia le stesse sembianze della bella Maria.

Lang suddivide il film in tre movimenti diversi: Prologo, Intermezzo, Furioso; arrivando a costruire un'opera che sta in bilico fra il cinema e la musica. Ed è proprio la musica originale composta da Gottfried Huppertz che accompagna degnamente le stupende immagini che scorrono sullo schermo come un continuo sogno visionario, delirante e straordinariamente moderno.

Del film esistono varie versioni, alcune delle quali sono state notevolmente ritoccate, sia per quanto riguarda la durata della pellicola, sia per l'impiego musiche non originali, alcune a dire il vero non molto convincenti come, ad esempio, quelle offerte da Giorgio Moroder, in cui si arriva persino a scomodare generi come il rock che danno al film più l'aspetto di un video clip che non di un'opera cinematografica.



Massimilano Vintaloro - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016

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