Bandiera Inglese

L'origine della specie

Estinzione collettiva e origine individuale

 
immagine locandina
metastasio.net

 
Dallo scorso 31 di Marzo all'11 Aprile è andato in scena L'origine della specie, Dittico sulla specie parte 2, prodotta dal laboratorio fiorentino di ricerca teatrale Teatro sotterraneo, diretto da Daniele Villa. Come indica il sottotitolo, questa è la seconda parte di un progetto che consta di cinque parti in tutto e che questi artisti porteranno in giro per i teatri italiani. La scelta dell'opera di Charles Darwin non è casuale, in quanto da quest'anno sono passati 150 anni dalla pubblicazione dell'opera, nonché 200 anni dalla nascita del famoso naturalista.

Lo spettacolo si apre in maniera emblematica così com'è emblematico ogni passaggio da una sequenza all'altra: tre scienziati tentano, attraverso calcoli e misurazioni, di riprodurre in laboratorio il Big Bang. Sullo sfondo due orologi digitali proiettano uno l'ora reale, l'altro il cronometro che s'avvia a partire dall'esplosione cosmica che dà avvio alla vita del pianeta Terra. Di fatto, il tempo misurato, umano, e il tempo eterno, infinito e disumano, sono i due grandi protagonisti-antagonisti dello spettacolo. Da qui (cito dalla locandina) la conseguenza che nel continuum spaziotemporale vita e morte coincidono: questa è la legge dell'origine e dell'evoluzione, dove la morte di qualcosa di precedente coincide con la nascita di qualcos'altro che lo segue.

Questo è anche il destino dell'ultimo panda del pianeta, la cui disperazione, ironizzata dal dialogo che intrattiene con un inconsapevole e ancora incantato Topolino (proprio quello della Disney!), lo convince che il suicidio è per lui oramai l'unica soluzione. Il meccanismo generatore-distruttore della natura non ammette sgarri, il panda ha raggiunto l'ultimo gradino della sua scala evolutiva: l'annullamento del proprio essere. Ma il panda non è che un esempio, più tangibile di altri perché effettivo ai giorni nostri.

Lo spettacolo è per tutto il tempo combattuto, bivalente: da una parte il desiderio umano di dare un senso ulteriore a quest'esistenza così fine a se stessa, dall'altra il darwiniano richiamo a una presa di consapevolezza della situazione per quella che è. Insomma: non raccontiamoci favole! Adamo ed Eva non sono reali nel sistema evoluzionistico tanto quanto non lo sono Babbo Natale e la Befana! E allora cosa fare? Continuare a sognare sapendo d'ingannarsi? Darwin ha detto no. E lo fa sentire bene al pubblico questo "no" il Darwin messo in scena: con la stessa freddezza con cui la natura crea e distrugge, spara ad Adamo ed Eva, uccidendone il significato.

Le gag sul palco si susseguono caoticamente. Interessante l'idea di adoperare un videogioco proiettato su un maxi schermo per simulare l'origine e l'evoluzione della vita sulla Terra. L'enorme lavagna all'inizio su cui appaiono alla rinfusa formule chimiche e fisiche, quali tentativo umano di contenere quest'inesorabile continuum spaziotemporale. Il simpatico scambio di battute tra Darwin e i grandi pensatori e personaggi, reali e fittizi, (da Marx e Gandhi a Super Mario Bros!) sul tema dell'evoluzione visto dai loro punti di vista E poi la sterilità scientifica rappresentata dalla vivisezione di una pianta grassa.

Ma la bivalenza dello spettacolo, che finora è stata tra le righe, implicita nell'ironia delle battute, sotterranea, si fa sentire maggiormente sul finale. In un ipotetico futuro, in cui il pianeta appare ancora più arido e prossimo all'estinzione della vita che non oggi, un uomo rinviene due scheletri: Adamo ed Eva. A cosa credere allora? Al non-senso dell'evoluzione o ai significati religiosi, mitici, e anche favolistici, con cui l'uomo dà un senso alla propria esistenza? La scelta è delegata dal giovane gruppo teatrale fiorentino, al pubblico.

Si tratta di uno spettacolo interessante e ricco di idee anche ben raffigurate in scena. Unica pecca, ma probabilmente la cosa è voluta, una certa incoerenza sistematica tra una scena e l'altra che rende lo spettacolo difficilmente fruibile in certi frangenti; un po' troppi i tempi morti (data anche la breve durata dell'intero spettacolo), ma con la nota di merito che sono stati funzionali ai cambi di costume e di scena. Gli attori sono stati bravi a rendere divertente uno spettacolo che a tratti poteva risultare pesante. Buona la scelta delle musiche e dei suoni. Non adatto a chi ama solo il teatro tradizionale.



Giacomo Cecchi - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016

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