Bandiera Inglese

I migliori album del 2012

 
foto dei Tame Impala
fonte: www.collapseboard.com

Premetto che dal mio modesto punto di vista il 2012 non è stato un anno molto prolifico a livello musicale: stanno sgomitando centinaia di band garage lo-fi, che spintonandosi da Seattle a San Francisco lottano per i loro quindici minuti di fama che Andy Warhol ha pronosticato per tutti ormai anni or sono, allo stesso tempo sta riemergendo la psichedelia a livello mainstream come in un nuovo 1969 (tenetevi d'occhio le lineup killer dell'Austin Psych festival), ma è come se avessimo semplicemente vissuto un anno di transizione in attesa di un 2013 più florido di novità interessanti e fresche.
La scelta dei 5 album più interessanti ricade su band quindi dalle sonorità affini ai canoni che sopra ho citato, una su tutte i Tame Impala.

 

1 - Tame Impala
Con Lonerism, Kevin Rogers, (ebbene sì, qui più che di band parliamo di singolo, in quanto è il cantante a scrivere E REGISTRARE ogni singolo passo dell'LP) pubblica l'album più interessante dell'anno nonostante non sia così catchy, aggressivo e morbido allo stesso tempo e, cosa che non guasta, pieno zeppo di singoli, come il precedente Innerspeaker. Album "delayoso", riverberato e carico di Phaser tanto da far sembrare Kevin l'inventore stesso di tale pedale; sonorità di fondo che richiamano Yoshimi Battle vs The Pink Robot degli americani Flaming Lips (non a caso i mix trovano la stessa paternità in Dave Fridmann) e brani da 4/5 minuti che superano di un minuto la media del singolo pop perfetto stabilito dai fab four di Liverpool (lo stesso Lennon riecheggia nella voce di Parker e il tutto sembra un sequel perfetto di Magical Mystery Tour), la psichedelia è tornata signori e signori e ascoltare Lonerism ci fa venire voglia di fluttuare nello spazio su un tappeto di falsetti e melodie meravigliose e mai banali.
Feels Like We Only Go Backwards vi farà semplicemente sognare.

2 - Ty Segall
Al secondo posto, una doppietta di album dello stesso autore usciti entrambi nel 2012, Ty Segall con Twins e Slaughterhouse. Il cantautore garage rock di San Francisco è iperattivo, scrive due album l'anno di media, ha numerose collaborazioni attive (la più importante probabilmente è quella con gli White Fence) e soprattutto si presenta in tour di continuo in tutte le parti del mondo. I suoi live sono devastanti: un suono di chitarra potente e perfetto, un misto tra blues, punk e noise, un personaggio come Ty Segall non può che essere positivo, è il tipico musicista capace di ispirare un movimento e aprire le porte a tante novità (cosa che accade a dire il vero, portavoce di tutto ciò Burger Records) non disdegna cori femminili, ballad e soli hendrixiani all'interno dei due album su citati, il tutto con una matrice punk notevole fusa insieme al resto dalla voce caratterizza dall'effetto tap/echo tipico di Elvis e, per esempio anche dei più moderni Cramps. La sparata di You're The Doctor in Twins e la title track Slaughterhouse vi faranno venir voglia di pogare con qualsiasi persona od oggetto nei vostri paraggi.
Pericoloso.

3 - Moon Duo
Al terzo posto i Moon Duo, b-side band di Erik Johnson, noto frontman dei Wooden Shijps, altra band della baia di San Francisco, un duetto elettro/psycho rock, sulla scia di più moderni e veloci Spacemen 3, i Moon Duo con Circles creano sonorità rock'n'roll e sciamaniche, batterie stoppate quasi anni '80, riff danzerecci e melodie psichedeliche: i fruitori possibili di questo album sono numerosissimi, Sleepwalker è il singolo guida ma non ascoltate quest'album se pensate che l'uomo non sia mai atterrato sulla luna, oppure ascoltatelo, vi farete raccontare l'allunaggio direttamente dai sintetizzatori di Johnson.


4 - Beach House
Al quarto posto una band che ho sempre stimato ma che non ho mai conosciuto a pieno, loro sono i Beach House e hanno scritto un bellissimo Lp di 10 brani, numero canonico nella musica pop/rock, dal nome Bloom. Sono un duo del Maryland e il loro primo album uscì nel 2006 con tanto di acclamazione dalla critica, ma erano gli anni dell'indie e i media erano attenti ad altre uscite, (Strokes, Libertines etc) forse per tale motivo qualcuno di voi non li conoscerà.
La voce e le tastiere di Victoria LeGrand ci sembrano di un'odierna Edith Piaf, infatti la frontman di origine francese dei Beach House compone melodie in chiave onirica con un bello e azzeccatissimo retrogusto transalpino, il tutto appoggiato su tappeti di tastiere/synth e leggiadre chitarre, una dolcissima camomilla. Ascoltate subito Lazuli, primo singolo uscito in videoclip.


5 - Jack White
Non ci spostiamo dagli Stati Uniti per concludere questa mia personale classifica, dopo l'esperienza a strisce bianche e rosse, Jack White si sarà reso conto di essere già solista e decide quindi di gettarsi nella stesura di Blunderbass, il primo lavoro senza Meg White, non che si senta la mancanza la dietro nella sezione ritmica, ma Jackie di Detroit sembra aver un pò perso di immediatezza nei confronti della scrittura. Non si notano particolari singoli ma una serie di profonde e americaneggianti ballad, Blunderbass è un album da Far West, ritmi da carovana, voci e violini che richiamano i Saloon tanto famosi della tradizione cinematografica d'oltreoceano. Un album ben scritto, senza picchi ma con ottime composizioni e ottime musiciste al seguito, 4 bellissime ragazze di Nashville, Tenneessee che lo seguono anche live. Mancano sì le chitarre iper distorte e lo Whammy octaver, ma in Blunderbass (singolo che porta il nome dell'album) si rivede il Jack degli White Stripes solo un po' più rilassato e meno schizofrenico. Ce lo immaginiamo seduto su una sedia a dondolo con la sua chitarra slide a strimpellare al sole.
Un album da ore 17.30, da ascoltare poco prima dell'aperitivo.



 

Luca Landi - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 27/6/2016

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