Bandiera Inglese

Erasmus: l'arrivo

 

La valigia è pronta. Il bagaglio a mano sfora come sempre ma
confido nei clementi controlli italiani della Ryanair. Parto e porto con me tanti ricordi.
 
Ho salutato la Calabria, "a terra russa", con quelle case mai finite, quei pilastri che sembrano toccare il cielo, sembrano peccare di iubris contro gli dei ma poi si fermano, abbandonati da manine sapienti, arrugginiscono, noncuranti di un paesaggio mozzafiato.
 
Luoghi sempre uguali che suscitano rabbia ma ti cullano, in un
passato senza tempo, mai violentato o stuprato dal cambiamento e così sogni in grande, sogni di cambiare le cose.
 
Intanto a Fontanelle il 23 d'agosto il silenzio viene turbato solo da qualche automobilista sfortunato, già rientrato dalle ferie.

Faccio un giro per casa, credo di aver preso tutto, tanto quando ricorderò di aver dimenticato qualcosa sarà sicuramente troppo tardi. Mentre chiudo il gas e l'acqua, fotografo mentalmente i dettagli più insignificanti.
 
Le fabbriche che si vedono dalla finestra, il giardino dell'asilo, le panchine sotto casa su cui siamo cresciuti, dietro le quali qualcuno azzardava un rifugio a nascondino, sulle quali poi abbiamo pianto per gli amori finiti, sognato gli amori impossibili e fantasticato sui nostri futuri.

Ho le chiavi in mano, un ultimo scatto di qualcosa che non sarà mai più come adesso ma che sicuramente mi mancherà. È arrivato il momento di spiccare il volo!

Pisa-Eindoven, Eindoven-Den Haag. E' con questi pensieri che una ragazza di 21 anni si accinge a lasciare l'Italia, non per la prima volta, ma la prima volta per così tanto tempo.
 
24 agosto 2012, con una mega valigia e un bagaglio a mano che supera il limite massimo, atterro ad Eindoven, in Olanda, dove passerò i 5 mesi più incredibili di tutta la mia vita.
 
Trovo 20 gradi in meno rispetto ai 40 di Pisa e un treno di lusso, con un biglietto ordinario. Arrivo a Den Haag con l'indirizzo in mano, chiedo informazioni con un inglese altalenante, e dico altalenante perchè voglio essere clemente.
 
Giro per un'ora e finisco per tornare esattamente al punto di partenza. Gira anche la fortuna e riesco a prendere un tram che mi scende direttamente davanti casa. O meglio, che mi scese proprio davanti casa l'ho scoperto solo più tardi. Infatti prima ho fatto su e giù tre volte per la via, cercando un numero civico che non avevo sotto gli occhi vigili dei vicini, trovo finalmente il portone, suono e vengo travolta da un abbraccio inaspettato di quella che sarebbe
poi diventata la mia esuberante coinquilina tedesca.
 
Più taciturna era invece quella francese, che trovavo spesso in camera a fare lavoretti per rendere più confortevole il suo soggiorno in quella casa di tre piani visibilmente abitata solo da studenti.

A volte era alle prese con l'armadio, altre volte con le mensole della scrivania o con i cornicioni della finestra, in previsione della pioggia che non tardò certo ad arrivare.
 
Salgo le scale, ultimo piano, una probabile ex soffitta adibita a camera. Sotto un tetto che precipitava vertiginosamente verso il basso, c'era il mio letto e difronte le finestre, che ricoprivano un'intera parete.
 
Sulla parete adiacente si trovavano una scrivania e un settimino, in cui sistemai i venti chili di valigia. Dopo qualche giorno la casa è al completo, con l'arrivo dell'ultima coinquilina, dalla Spagna, Belen.
 
Così alle undici di sera in quella grande casa sita nel quartiere arabo-turco di Den Haag, si potevano udire le chiamate lunghe e tumultuose del primo piano dirette a Valencia, quelle del secondo piano, decisamente più brevi e più pacate dirette a sud-est della Germania e a sud-ovest della Francia e infine le chiamate fatte dalla camera col tetto a spiovente dirette verso l'Italia centro-settentrionale, forse un anno fa avrei detto "chiamate normali" ma la prima cosa che capisci è che l'Erasmus porta a dissolvere il concetto di normalità.
 
Queste chiamate erano l'unica cosa che credevano di avere in comune quattro ragazze profondamente diverse, trovatesi casualmente a dover dividere la stessa casa.
 
Ma ancora non sapevano quanto in realtà si stavano sbagliando...

 


 
 

 

Erika Greco - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 10/1/2017

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