Bandiera Inglese

Festival di poesie "Perché tale è la mia natura"

 
locandina del Festival di poesie "Perché tale è la mia natura"
Fonte: www.reportpistoia.com

Procedendo in direzione est, lasciandoci alle spalle il Duomo di Pistoia, scendendo la suggestiva Ripa del Sale, percorrendo tutta via San Marco, attraversando il ponte sulla Brana e camminando ancora, ci si ritrova a passeggiare tra i palazzoni di un quartiere denso di storia, memorie e travagli. Proprio lì vicino, sorge, ad imperituro ricordo di quel che fu, la vecchia ciminiera. Accanto ad essa, l'imponente struttura del nuovo circolo Arci.


 

Sì, siamo arrivati alle Fornaci. Proprio in questi luoghi si è svolto, dal 13 al 15 giugno, il festival di poesie "Perché tale è la mia natura". Il nome della kermesse, come più volte ricordato dalla poetessa ed organizzatrice Francesca Matteoni (che qui ha giocato in casa), deriva da una frase della poetessa fiorentina Margherita Guidacci, con la quale rispose a chi, durante un'intervista, le chiedeva il perché scrivesse poesie.

Scrivere poesie è un qualcosa di insito, del quale il poeta non può fare a meno, poiché ne va della sua sopravvivenza. E' un atto spontaneo, sincero, vitale. Per certi aspetti, tutto questo mi ricorda una frase storica di Tristan Tzara, con la quale io stesso potrei sintetizzare il mio personalissimo approccio alla scrittura "Scrivo perché mi è naturale così come piscio".

Tornando al festival, hanno preso parte all'iniziativa poetesse provenienti da tutta Italia. Il venerdì sera si sono esibite Franca Mancinelli da Fano ("Pasta Madre" edito nel 2013 da Nino Aragno editore, "Mala Kruna" edito da Manni nel 2007) e Anna Lamberti-Bocconi da Milano (tra le altre, ricordiamo "La Signorina di Cromagnon" realizzato dalla Capanna Editrice Sartoria Utopia nel 2014 e "Devi Chiamarmi Sempre" edito da Campanotto nel 2005). Il sabato è stata la volta della torinese Francesca Genti, della quale citiamo "L'arancione mi ha salvato la malinconia" (Sartoria Utopia, 2014) e "Poesie d'amore per ragazze kamikaze" (Purple Press, 2009), assieme alla napoletana Giovanna Marmo, autrice di "Occhio da cui tutto ride" uscito  nel 2009 con No Reply e "La testa capovolta" edito nel 2012 dalle Edizioni d'if.

La domenica, invece, abbiamo avuto il piacere di ascoltare Francesca Matteoni, pistoiese cresciuta proprio alle Fornaci, della quale mi limito ad elencare i più recenti "Nel sonno. Una caduta un processo un viaggio per mare" (Zona, 2014) e "Appunti dal parco" (Vydia, 2012). Non mi soffermerò nell'analizzare le singole performance, quello che posso e riesco a fare è sottolineare la bravura di tutte e cinque le poetesse nel carpire, per ogni singolo istante, l'attenzione del numeroso pubblico e coinvolgerlo. Io stesso, che di poesia non capisco granché, e di norma non ne leggo poi molta, mi sono lasciato trascinare da quelle parole che, rimbalzando per tutta la sala del circolo, arrivavano dritte ai cuori.

La manifestazione si è poi conclusa con altri due pistoiesi, l'artista Filippo Basetti ed il dj Coxca, che hanno realizzato un video in cui si intrecciavano le parole delle poesie lette ad immagini del quartiere, accompagnate da sonorizzazioni a dir poco affascinanti. Bravi davvero.

Due parole (e ce ne vorrebbero di più), per ciò che ha fatto da cornice a tutto il festival, dalle esposizioni di oggetti artigianali ed artistici allestite nella sala del circolo, alla bellissima idea di distribuire gessetti colorati agli avventori, i quali si sono sbizzarriti nel popolare di disegni e scritte variopinte il piazzale esterno.

In conclusione quel che più mi ha lasciato questo evento ha molto a che vedere con il titolo dello stesso. Non è poi vero che, alla fine, la nostra natura è coltivare le nostre passioni, farle crescere e condividerle? Ed è proprio nelle periferie come le Fornaci in cui dovremmo ricordarcene.

Perché è lì che la vita si svolge nei suoi aspetti più quotidiani e, talvolta, complicati. Ed è sempre lì dove diventa più che mai importante stare insieme, rendere tutti  partecipi dell'arte, di quello che amiamo e, se vogliamo, ci permette di vivere un po' meglio. Questi tre giorni in questa Casa Del Popolo (è più giusto chiamarla così, come ha rammentato a più riprese un avventore del festival) sono stati un esempio. Sono convinto che riusciremo a dar loro un seguito.

 
 

 

Iacopo Innocenti - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 10/1/2017