Bandiera Inglese

B.B. King of Delta Blues

Tutta la musica che ascoltiamo ha origine nel Delta del Mississippi

 
Fonte: www.irishtimes.com

Tutta la musica che ascoltiamo oggi viene da lì, dal delta del Mississippi. Questa regione, che da Vicksburg, cittadina teatro di una celebre battaglia della guerra civile americana, va fino a Memphis e che ad est è delimitata dallo Yazoo, prende il nome dal Mississippi, il mitico fiume americano.

I nativi lo chiamavano il "padre delle acque" e, proprio su quelle stesse acque, all'inizio dell'Ottocento navigavano i battelli dei negrieri che approdavano poi nei porti più importanti per vendere i loro schiavi. 
Si è detto che buona parte della storia americana è passata per il Mississippi, lo stesso fiume tanto celebrato dal blues, che spesso, però, straripava, travolgendo le capanne e le povere catapecchie dei lavoratori africani. "Miserabile casa di due stanze, ma era la mia casa, la mia casa, la mia dolce casa" cantava Bessie Smith nella sua Homeless Blues. 

Proprio nel delta del Mississippi, a Itta Bena, nacque nel 1925 il grande musicista blues B.B. King, di cui ora tutto il mondo musicale piange la scomparsa. Dai campi di cotone, dove veniva pagato 35 centesimi per ogni 100 libbre di raccolto, ad un duetto con il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, intonando Sweet Home Chicago: questa è la parabola della vita di B.B. King, l'ultimo dei grandi bluesman cresciuto nel delta. 

Come molti altri musicisti, anche King cominciò da contadino e da bracciante nei campi di cotone, proprio nei campi dove un centinaio di anni prima era nato il blues, quella musica che "non si impara: si sente" come la definì il pianista jazz Clarence Williams. Cominciò poi a cantare gospel e agli inizi degli anni quaranta, quando ancora i linciaggi erano all'ordine del giorno nel profondo sud, B.B. King si trasferì a Memphis. La sua musica, firmata "The Blues Boy from Beale Street", cominciò ad essere trasmessa proprio da una radio di Memphis che da poco aveva cominciato a mandava in onda esclusivamente musica 'nera', cosa ovviamente rara in un'epoca in cui "strani frutti" penzolavano ancora dagli alberi del Mississippi, i corpi dei neri linciati, cantati da Billie Holiday. 

Ben presto, la chitarra elettrica di King, una Gibson ES-335 divenne la sua seconda voce. "Lucille" fu chiamata la chitarra e celebre è la dichiarazione del musicista per cui "per colpa di Lucille a momenti ci rimetto la vita". Mai scelta del nome è stata più in linea con i mitici racconti blues di balli scatenati, risse furiose e alcol: due uomini, in una sala da ballo dell'Arkansas, litigano per una donna di nome Lucille e fanno cadere un barile di kerosene, scatenando un incendio, il locale va a fuoco e B.B. King, che stava suonando sul palco, scappa via. Ma quando si accorge di aver lasciato la sua Gibson semi acustica lì dentro, rientra nel locale per recuperarla. La storia ovviamente è a lieto fine e da allora la Gibson di King sarà per sempre chiamata "Lucille". 

La musica blues è lo specchio di un'epoca: molti degli autori originali delle sue più celebri e cantante canzoni sono passati come meteore e i loro nomi non sono rimasti negli annali. Registrando i loro pezzi in povere soffitte polverose hanno però regalato alla storia canzoni che parlano di notti infinite, di crocevia e di vagabondaggi sulle strade ferrate degli Stati Uniti, canzoni in cui sembra di sentire lo scricchiolio delle assi o il cigolare di un cardine, canzoni in cui dominano l'attrazione per il proibito e l'esaltazione di Satana, che diventano così il simbolo delle sfere più oscure degli artisti che lo popolavano.

B.B. King è riuscito a portare il blues e tutto questo universo sui palchi di tutto il mondo, attraversando cinque decenni e conquistandosi un pubblico sempre più vasto, sempre più 'bianco' e sempre più giovane. Duettando spesso con artisti quali Eric Clapton, gli U2, Van Morrison, Chaka Khan, Jerry Lee Lewis e molti altri, ha dato nuova linfa a quella musica creata più di cento anni fa da afroamericani girovaghi, autodidatti, a volte analfabeti, che talvolta suonavano strumenti costruiti a mano e simili a quelli che gli schiavi avevano lasciato in Africa. 

Come poteva finire allora la vita di B.B. King, se non con un canto gospel in una chiesa battista nel Delta del Mississippi? 

 


 
 

 

Sara Relli - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 10/1/2017

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