The Young Pope

Un Papa contraddittorio e vero

 
Fonte: Libero pensiero news

Si è conclusa la prima stagione (e forse l’ultima?) di The Young Pope di Sorrentino, una serie televisiva firmata Sky ed Hbo, che ha conquistato il pubblico e diviso la critica. I lavori di Sorrentino ci hanno abituato a dei veri capolavori, ad un’attenzione morbosa per i dettagli, ad un cura straordinaria della fotografia, ad una sceneggiatura scritta quasi alla perfezione. 

Immaginiamo cosa succederebbe alla Chiesa se a condurla ci fosse un Papa giovane e attraente che decide di riportare i valori cristiani ad una loro autenticità perduta. La figura di Pio XIII, interpretato da un poliedrico Jude Law, è quella di un personaggio complesso, sfaccettato, di non facile lettura. Ad una natura dispotica e ottusa, si alterna la sensibilità di un uomo non comune, capace di un’idea di mondo che ormai non viene più proposta per mancanza di coraggio. 

Ti ritrovi ad odiarlo e ad amarlo nell’arco di una sola puntata. Appena eletto, questo Papa, detta legge e rivoluziona l’intero sistema del Vaticano, non vuole mostrarsi in pubblico; la prima omelia, recitata di schiena, è un’accusa pesantissima ai credenti, una condanna al dubbio con l’ordine di riportare Dio al centro di tutto. Quello che ne consegue è un allontanamento progressivo dei fedeli. 

Pio vuole allontanare gli omossessuali, impedir loro di diventare preti, proibire l’aborto, riportare insomma quell’ordine costituito ed originario, arcaico e retrogrado. Eppure egli è anche capace di parole che vanno dritte al cuore, accoglie il diverso, il fragile, si avvicina a chi ha difficoltà, all’interno del clericato dà poteri a coloro che si erano sempre mantenuti sullo sfondo, regola e riequilibra le ingiustizie, con il suo modo di essere si fa amare da chi lo vive quotidianamente, tanto che anche il più ostile, il segretario di Stato, il cardinale Voiello (interpretato da un bravissimo Silvio Orlando) alla fine si ricrede. 

Questa è anche la storia di un orfano che non avendo mai conosciuto i propri genitori, non riesce a riconoscersi in niente. Quando era piccolo è stato abbandonato da una coppia di hippy ed accolto in un orfanotrofio cattolico, diretto da una suora che lo ha amato e protetto fin da subito, suor Mary (interpretata da Diane Keaton). Ella è la figura materna, il punto di riferimento del bambino che è in lui, colei che crede nella sua santità, nella sua bontà, che lo considera un Cristo nuovo. In effetti il paragone con Cristo viene naturale: pur professando un Credo assoluto, ha debolezze umane, dubbi, fragilità. 

Il lavoro di Sorrentino ci riporta ad una dimensione fisica della spiritualità, a ciò che ci rende umani e credenti, a ciò che ci rende atei. Sorrentino non giudica, espone. Riporta le ipocrisie, i problemi, le contraddizioni della Chiesa, ma anche la sua bellezza, la sua aurea, la sua purezza. E alla fine l’uomo è Dio e Dio è nell’uomo. 

È una serie televisiva che si legge come un libro, ricorda i saggi di Barthes, i Frammenti di un Discorso Amoroso. Sorrentino ha dichiarato che la Chiesa non si sarebbe offesa se avesse guardato a questo lavoro come ad un’opera d’arte. In attesa di sapere se ci sarà un seconda stagione, le voci fanno pensare ad un seguito che non è stato ancora confermato, riguarderemo la prima, sicuri che gli spunti di riflessione non mancheranno. 

Per maggiori informazioni sulla serie televisiva

 
 

 

Francesca Rinaldi - ERBA magazine
 
Punto Giovani Europa

Ultima revisione della pagina: 10/1/2017

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