Il fantasma di Villa Scarfantoni

di Davide De Matteis

 
 

In ogni città, in ogni paesino un po' sperduto, ma anche in grandi metropoli o città provinciali, possiamo sentire storie basate su fatti reali che parlano di eventi misteriosi, come apparizioni di spettri, spostamenti improvvisi di oggetti alla 'poltergeist', voci nell'oscurità, rapimenti fatti da alieni o da altre forze sconosciute, astronavi avvistate nelle ore più tarde della notte (quando tutti dormono, o quasi tutti), segnali-codici lasciati da chissà quale creatura ecc., ecc.

A Prato abbiamo una bellissima villa tardo ottocentesca situata nella zona industriale di Montemurlo: 'Villa Scarfantoni'. Spesso, soprattutto nei fine settimana, varie associazioni giovanili ci organizzano feste a tema per combattere la noia dovuta ai soliti pub quotidiani. Questa villa è stata costruita in mezzo a una specie di parco, circondato da alberi e da viali ricoperti da piante ben curate (anche se a volte qualche 'sbadato' le rende un po' meno tali).

Fino a qualche mese fa non c'erano stati assolutamente problemi di sorta, ma... lo avrete già capito da soli che in questi casi c'è l'immancabile 'ma'.

Circa due mesi fa abbiamo avuto la manifestazione del primo caso del 'Fantasma Scarfantoni', nominato così da un ragazzo, l'unico ad aver avuto il piacere di imbattersi negli avvenimenti che vi sto per narrare. Ah, devo dire però, spezzando una lancia a suo favore, che nei vari episodi era spesso accompagnato da gente che conosco di persona e che reputo molto attendibile.

Era una sera invernale, un tranquillo mercoledì di gennaio e il nostro ragazzo, famoso per la sua 'mansione' di deejay alle varie feste dette prima, si trovava al primo piano insieme a Claudio, proprietario del Controsenso. Stavano scegliendo il tema della festa ventura e la varia scaletta di canzoni di sottofondo (la playlist insomma, per voler fare i moderni), quando sentono sbattere veementemente porte e finestre del piano sottostante...

"Claudio, ma c'è qualcuno giù????"
"Che io sappia no, siamo solo io e te" gli risponde con viso impaurito.

Scendono lentamente le scale e trovano la stanza completamente sottosopra, con la porta e le finestre ben chiuse: inspiegabile.

Qualche giorno dopo, tornando alla Villa insieme alla sua ragazza, apre una stanza dove la sera prima aveva messo le sedie impilate verticalmente, come si possono vedere ad esempio fuori da un bar prima dell'apertura, in maniera piuttosto accatastata insomma: ora erano disposte tutte in una direzione e in maniera perfettamente ordinata: nessuno sa chi sia stato.

Due settimane fa, rimettendo apposto le apparecchiature musicali, ha trovato un amuleto con una foto incastonata e con scritto un nome che appartiene a una donna morta nel 1874 (secondo una ricerca che ha fatto su internet).

L'ultima scena, svoltasi sempre all'interno della stanza dove suona, vuole che, sei giorni fa, abbia sentito dei passi a pochi metri di distanza e che un'ombra gli si sia avvicinata, un'ombra vecchia e spaventosa, e che, uscendo fuori dalla casa di corsa, insieme a un suo amico, abbiano visto il viso di una donna anziana con i capelli tirati su e un vestito antico color verde che la rivestiva in maniera nobile e elegante che li guardava con fare serioso attraverso una finestrella del secondo piano.

Io come al solito trasformo dei racconti che mi hanno fatto di persona in storie scritte, poi sta al lettore crederci o meno, ma so per certo che il 'nostro caro deejay' non ha più voluto mettere piede a Villa Scarfantoni... e questa non è una storiella!

Ultima revisione della pagina: 21/6/2017